XVIII vol Nuovi Studi Livornesi  
ASL 2011

Per tutti i livornesi interessati ai più disparati aspetti della storia della nostra città: società, arte, architettura, letteratura, istruzione, economia, è disponibile il XVIII volume dei Nuovi Studi Livornesi. L’Associazione livornese di Storia, Lettere e Arti presieduta dall’ammiraglio L. Donolo e diretta dal Dott. M. Sanacore (succeduto al Dott. P. Castignoli) ha dedicato questa edizione 2011 al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. I saggi presenti sono incentrati su vari aspetti di Livorno negli anni intorno l’unità d’Italia, ove nel 1961 entra a far parte come nona città per abitanti (scalerà di qualche posizione con le successive conquiste di Venezia e Roma), la più popolosa delle città continentali non capoluogo di regione (maggiori sono solo le insulari Messina e Catania), e con una posizione ancora migliore come reddito pro-capite. Numeri importati che Livorno, purtroppo, perderà nei cento cinquant’anni di storia successivi. L’annuario si apre con due interessanti saggi dedicati agli eventi del processo unitario toscano terminati con il plebiscito a suffragio universale del 12 e 13 marzo 1861. Giovanni Cipriani, autore del primo saggio, ci spiega che Leopoldo II lasciò Firenze il 27 aprile 1859 confidando però di ritornare molto presto. Il Granduca sperava infatti in una sconfitta delle truppe dei Savoia e di Napoleone II nello scontro, oramai imminente, con le truppe dell’imperatore Francesco Giusppe. I terribili combattimenti che si svolsero il 24 giugno a Solferino e a San Martino ebbero però esito diverso. Il rafforzamento del Piemonte e dei Savoia indussero Napoleone III e Francesco Giuseppe all’armistizio di Villafranca: solo la Lombardia veniva ceduta a Vittorio Emanuele II, la Toscana ritornava agli Asburgo-Lorena. A Firenze si ebbe subito un eccezionale fermento e, per iniziativa del Marchese Ferdinando Bartolommei, il 20 luglio il municipio fiorentino e altri centosettantasei comuni toscani, tra i quali Livorno, si espressero con chiarezza contro il ritorno dei Lorena. In agosto si aprì l’Assemblea dei Rappresentati della Toscana che salutò con applausi la dichiarazione di Ginori Lisci: “L’Assemblea dichiara che la dinastia degli Asburgo-Lorena, la quale nel 27 aprile 1859 abbandonava a sé la Toscana, senza lasciarvi forma di governo, riparando sul campo nemico si è resa assolutamente incompatibile con l’ordine e la felicità della Toscana…” Da un punto di vista della legittimità costituzionale fu un colpo di stato, seppure favorito dal vuoto di potere. Francia e Inghilterra chiesero che la pretesa la degli Stati e dei territori dell’Italia centrale di unirsi al Piemonte fosse “regolarizzata” dal voto popolare: un plebiscito a suffragio universale. L’indizione del plebiscito fissava il voto per i giorni del 12 e 13 marzo con questi inequivocabili termini: “Unione alla monarchia Costituzionale del Re Vittorio Emanuele, che ci farà forti e rispettati, che allargherà la sfera dei nostri commerci, rinvigorirà di nuovo alimento le nostre industrie, ci libererà per sempre dall’oppressione straniera … Regno separato, e cioè la continuazione della vita municipale gretta, meschina, che separa l’uno dall’altro con invida cura i popoli della stessa famiglia, li nimica, uguagliandoli solo nella servitù e nella miseria”. La novità del suffragio universale veniva comunque giudicata dai governanti toscani pericolosa, densa di insidie, inappropriata, i timori di un esito del plebiscito inadeguato a fugare ogni dubbio delle potenze europee spinse a praticare una massiccia campagna volta ad indirizzare il voto in senso unitario e ad evitare l’astensionismo nel quale potevano coagularsi forze diverse: filolorenesi, “papiste”, autonomiste, federaliste. Giunsero finalmente i giorni del voto, la grande maggioranze degli elettori votava per la prima volta nella vita e per questa ragione le procedure furono semplificate al massimo. L’elettore doveva dichiarare le sue generalità e doveva essere controllata la sua presenza negli elenchi degli aventi diritto (il Collegio elettorale di Livorno era stato suddiviso in sei sezioni: -1-la sezione della Cattedrale, -2– la sezione di Santa Caterina, -3- la sezione di Santa Maria del Soccorso, -4– la sezione dei SS. Pietro e Paolo, -5– la sezione di S. Andrea, -6– la sezione dell’Ardenza) quindi seguiva il voto che poteva essere dato o con un biglietto scritto in precedenza o utilizzando le schede stampate recanti separatamente le due opzioni. Non vi erano cabine o luoghi appartati e le operazioni si svolgevano sotto gli occhi dei componenti il seggio e, probabilmente, davanti a numerose altri elettori che affollavano i locali. Il risultato del plebiscito toscano elaborato faticosamente dalla Corte di Cassazione, fu letto dal ministro Poggi davanti ad una gran folla assiepata in piazza della Signoria “Toscani concorsi a dare il voto: 386.445: Voti per l’Unione alla Monarchia costituzionale del Re V. Emanuele 366.571; Voti per il regno separato 4.949”. Mancava alla proclamazione dei risultati il numero degli iscritti al voto rendendo quindi impossibile stabilire la percentuale dei votanti, che rappresentava come abbiamo visto uno dei punti critici del plebiscito. Con un decreto del 17 marzo 1860 il governo toscano stabilì che “considerando che le grandi gesta di un popolo devonsi in tutte le guise custodire perché siano d’insegnamento ai suoi più tardi discendenti” la dichiarazione della Corte di Cassazione contenente i risultati del plebiscito “sarà incisa in marmo e affissa alla porta del palazzo di ciascuna comunità”. Ancora oggi si conserva nel Comune di Livorno la lapide celebrativa di quei memorabili giorni, e si trova affissa nel corridoio che conduce alla sala del consiglio comunale. Il XIII volume della collana dei Nuovi Studi Livornesi è un libro che non più mancare nelle nostre case. E’ un’opera che consigliamo a tutti i lettori del Pentagono, anche noi siamo presenti nell’elenco dei soci ordinari pubblicato nelle ultime pagine del libro e non di rado, nella note degli articoli che pubblichiamo sulla nostra rivista si può leggere NUOVI STUDI LIVORNESI VOL._ _.

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