Albania, racconti di un cavalleggero   
di Ermanno Volterrani - evolt@interfree.it

Sempre sull’onda del ricordo, questa volta dei racconti in famiglia intorno al focolare, ma con una sintesi espressiva diversa e più agile, si colloca questa seconda opera “Albania, racconti di un cavalleggero”, sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Il contenuto è stato elaborato efficacemente da Pier Antonio Pardi e vale la pena proporla: - la storia che ci racconta Ermanno è quella di suo padre Antonio(Tonino) e degli anni che questi ha trascorso in Albania, durante il secondo conflitto mondiale. E’ una sorta di narrazione quasi diaristica, biografica in cui la vicenda del padre viene narrata a tutto tondo: le origini contadine, i sani legami con la terra, l’amore per Giorgina, all’inizio contrastato, poi finalmente appagato, le amicizie profonde nate sul fronte (Osvaldo e Ardeno), il rapporto quasi simbiotico con il cavallo Alone e infine la fame, la paura, dopo l’8 settembre, di essere scoperti e deportati in un campo di concentramento, fino al lieto fine e al rimpatrio.- Ermanno dà voce all’amore di Tonino e Giorgina, i suoi genitori. Storia di fedeltà e di onestà di sentimenti davvero d’altri tempi, con una partecipazione attenta alla documentazione trovata nei cassetti di casa: le vecchie foto con dedica in particolare, che non possono sfuggire all’appassionato di fotografia. Con il suo stile linguistico così poco connotato, in un italiano corretto e scorrevole, il nostro narratore ci trasmette la dimensione umana del soldato cavalleggero Antonio, nei suoi punti di forza e, ancor meglio, in quelli di debolezza, senza enfasi retoriche né sentimentalismi scivolosi. Non è un racconto di eroismi ma piuttosto di cronaca quotidiana in un contesto che oggi sembra quasi surreale, in cui la guerra è sullo sfondo e sembra improbabile. Emergono invece i dettagli narrativi tipici dei racconti del focolare, del vissuto emozionale del padre ancora molto giovane ed inesperto. Si coglie bene il clima relazionale ed umano del campo militare, tra piccoli piaceri, sacrifici, illusioni, delusioni e speranze. La narrazione, nel suo complesso, dà al lettore l’opportunità di mille riflessioni, non solo umane ma anche storiche e culturali, lascia spazio ad una propria lettura personale , poiché il ritmo non è pressante, non invade la sfera di chi legge ma porge i fatti con gradevole, naturale maestria, che favorisce la rilettura in itinere.
Maria Paola Ciccone - Presidente del Gruppo Internazionale di lettura

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