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8 settembre, l'armistizio di CASSIBILE

Serena M.
Posted on 10/09/2011 11:49:36

L’armistizio di CASSIBILE
e le sue conseguenze sul territorio labronico



Il 3 settembre 1943, dopo un inutile negoziato cominciato poco meno di un mese prima, il generale Castellano firmò in nome del governo italiano l'armistizio/resa con gli Alleati, oltre al delegato italiano erano presenti nella tenda di Cassibile
il Generale Comandante delle Forze alleate Eisenhower, il Generale Strong, il Generale Rooks, il Commodoro Dick, il Capitano Dean, un interprete e il Generale Smith, fu proprio quest'ultimo a firmare su delega di Eisenhower, il quale non volle apporre la firma su quello che lui stesso definì uno sporco affare.
Quindi il futuro Presidente degli Stati Uniti d'America uscii dalla tenda, strappo un ramoscello di ulivo e lo sventolo in segno di pace, la fine della seconda guerra mondiale era però ancora lontana. Il giorno previsto per l'annuncio dell'armistizio il Governo Badoglio invio un telegramma a Eisenhower, che si trovava ad Algeri, chiedendogli di rimandare vista la consistente presenza di truppe tedesche nei pressi di Roma, ma il comandante americano non ne volle sapere e alle 16:30 del 8 settembre 1943 radio New York annunciò per prima la firma dell'armistizio. L'annuncio di Badoglio agli italiani arrivo alle 19.45, le truppe tedesche erano pronte da tempo ad affrontare il cambio di fronte da parte del governo italiano, dell'Italia di quei giorni, invece, sessantanni dopo il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi dirà «Ho ancora vivo in me il senso di sbigottimento e di sdegno nel vedere un esercito allo sbando per mancanza di ordini. Fu da quel sentimento che nacque in ciascuno di noi il desiderio, il bisogno di reagire, di operare per ridare dignità a noi stessi, alla nostra Patria. Oggi, a distanza di 60 anni, possiamo ripercorrere quei giorni con memoria decantata. La memoria comune è il fondamento della nazione».
La memoria comune della nazione e più in particolare del territorio labronico in merito a quei giorni che seguirono l'armistizio di Cassabile è stato il tema di un interessante incontro intitolato “8 settembre di Terra e di Mare” organizzato dalla Circoscrizione 4 di Livorno in occasione della ricorrenza dell'annuncio di Badoglio, all'incontro sono intervenuti: l'Assessore alla Cultura del Comune di Livorno Mario Tredici, l'Ammiraglio Luigi Donolo, la Direttrice dell'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella Provincia di Livorno Catia Sonetti e lo scrittore
Gabriele Milani.
L'incontro è stato introdotto dall'assessore che ha spiegato perché avrebbero parlato di quella resistenza di terra e di mare, quella cioè di chi nel momento dell'armistizio si trovava sotto le armi e ha dovuto ricostruire da solo una nuova idea di patria e operare una scelta tra aderire alla resistenza partigiana, combattere i tedeschi nel “nuovo” esercito italiano, oppure rimanere fedele a quella patria fascista legata a miti aggressivi di cui era stato parte fino al giorno prima, aderendo alla Repubblica Sociale Italiana(RSI).
Secondo Tredici, incontri di questo tipo, sono importanti perché aiutano a porre al centro dell'attenzione questioni dimenticate o ignorate nel percorso compiuto dalla nostra nazione dal 1943 a oggi, come la partecipazione di parte dei militari della Folgore al esercito del Regno del Sud e quindi la scelta di non appoggiare né i fascisti né i tedeschi, ma di partecipare attivamente alla liberazione a fianco degli Alleati.
L'Ammiraglio Donolo ha ricordato quei giorni vissuti, benché fosse un bambino, in prima persona. Il padre dell'Ammiraglio era Direttore di Macchine del Torpediniere Calatafimi che venne catturato dai tedeschi nel porto del Pireo il 9 settembre del 1943, di lì venne condotto in un campo di prigionia in Polonia, essendosi rifiutato di entrare a far parte della RSI. Lo status di prigioniero di guerra si trasformò presto in stato di internato militare in modo da non permettergli di beneficiare delle garanzie della Convenzione di Ginevra, questo fino al 1944 quando gli internati militari divennero “lavoratori civili” in modo da poterli sottoporre a lavoro pesante senza farli godere della tutela della Croce Rossa. La storia del padre ed altre, come ad esempio quella dei militari che morirono nella stiva dell'Orion a largo di capo Sunion, dopo essere stati fatti prigionieri nel febbraio del 1944 a Rodi, sono contenute nel libro scritto da Luigi Donolo “La resistenza dimenticata” un libro che rende omaggio a quei ragazzi che non poterono contare sul proprio governo neanche alla fine della guerra, quelli che per riuscire a far ritorno a casa dovettero far affidamento solo sulle proprie forze, quelli che sono stati “Traditi, disprezzati, dimenticati” come, ha ricordato l'ammiraglio, li definisce nel sottotitolo di un suo libro lo storico tedesco Gerahard Schreiber.
La Dottoressa Sonetti ha cominciato il proprio intervento con una precisazione, a suo avviso è un errore equiparare i militari italiani deportati nei campi di prigionia a chi ha combattuto la Resistenza. L'ISTORECO ha raccolto in questi anni diari di militari toscani e non solo, finiti nei campi di prigionia tedeschi e inglesi, alcuni di questi diari sono editi, altri sono quaderni scritti di pugno, alcuni sono stati scritti dopo diversi anni dalla fine della guerra, quelli scritti di pugno sono coevi. In particolare la Dottoressa si è soffermata su un diario composto da dieci quaderni scritti da un soldato semplice Michelini che l'Istituto ha avuto dai suoi figli e che si spera un giorno possa esser pubblicato, possibilmente mantenendo il linguaggio originale per quanto sgrammaticato, perché anche l'uso di parole dialettali o la scrittura scorretta di quelle in lingua italiana, rappresenta una testimonianza storica che sarebbe importante non cancellare. La Dottoressa Sonetti e I suoi collaboratori sperano di poter riuscire a raccogliere il maggior numero di diari possibile, perché mantenere la memoria su fatti di guerra come questi è sicuramente il miglior modo per perseguire la pace, come ha conclusa la Dottoressa, la guerra è sempre e comunque sbagliata.
Ultimo, ma non meno interessante, l'intervento dello scrittore Gabriele Milani autore del libro “Guerra a Castiglioncello” un valido tentativo di far luce sui fatti del nostro territorio che, come ha sostenuto l'Assessore Tredici, sono ancora molto nebulosi. Milani si è dedicato ad un fatto in particolare l'attacco a due navi italiane, l'incrociatore Foscari e il piroscafo Valverde, da parte di due incrociatori tedeschi al largo di Livorno il 9 settembre 1943.
Le due navi italiane partite da Genova e dirette a Piombino alla mezzanotte del 8 settembre furono le prime a tentar di resistere agli ex-alleati nazisti e all'Operazione Achse, il piano, da tempo preparato da Erwin Rommel, di occupazione dell'Italia se questa fosse uscita dalla guerra, che prevedeva di rendere innocue le forze armate italiane e di impadronirsi dei loro equipaggiamenti.
Nel suo libro Gabriele Milani ci offre non solo il racconto cronologico dei fatti militari, frutto di approfondite ricerche documentali, ma, probabilmente essendo legato al territorio di questa guerra, l'autore è di Rosignano Marittimo, ha sentito la necessità di volgere lo sguardo anche a terra dove si contarono purtroppo alcune vittime civili, ha incontrato i parenti di questi li ha intervistati e ha inserito nel suo libro anche l'aspetto, a suo avviso non trascurabile, dell'impatto della battaglia sulle persone che ne venivano coinvolte loro malgrado.







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