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NASCITA DELLA MARINA MILITARE ITALIANA

Andrea A.
Posted on 04/10/2011 19:21:10

NASCITA DELLA MARINA MILITARE ITALIANA


L’anno 2011 vedono i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Non esiste più la divisione della penisola in sette Stati, ma un unico e nuovo
regno con la proclamazione da parte del Parlamento di Torino, del Regno d’Italia
e di Vittorio Emanuele II re d’Italia.
Nello stesso giorno, 17 marzo 1861, nasce la Regia Marina nella quale si
congiungono tutte le varie marine, Borbonica, Sabauda, Toscana e Pontificia,
conglobando uomini e mezzi compresi quelli Garibaldini.
In particolare, l’ossatura portante di questa Marina e soprattutto della nuova
Squadra Navale, si basa, principalmente, sulle tradizioni introdotte dalla
Marina del Regno di Sardegna e da quella del Regno delle Due Sicilie.
Nella configurazione globale, per volontà di Cavour, che ricopriva oltre
all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri, anche quello di Ministro
della Marina - ministero appena istituito nel gennaio del 1861 con la
separazione delle funzioni da quello della Guerra - interviene anche il supporto
della Marina Borbonica dal quale sono acquisiti mezzi navali, l’uso delle
divise, dei gradi e dei regolamenti.
Nella Squadra Navale confluirono anche gli uomini: Ufficiali, Sottufficiali e
Marinai.
Fra gli Ufficiali ben presto s’instaurò un forte malcontento, giacché
l’estrazione culturale e le esperienze maturate durante la carriera non
consentivano nel breve termine di poter trovare punti d’intesa comune; in
particolare era mal sopportato la voglia di supremazia attuata da parte degli
Ufficiali provenienti dalla Marina Sarda.
Tale situazione era fonte di giustificata preoccupazione da parte dei vertici
della Marina.
Le generazioni future sarebbero state le artefici del cambiamento di tale
situazione, poiché diventando Italiani cancellava le separazioni derivanti dal
luogo di nascita e di precedente appartenenza (Regno di Sardegna, due Sicilie,
Stato Pontificio ecc.).
Di fatto si realizzava il pensiero di Cavour “che non bastava aver fatto
l’Italia, bisognava fare anche gli Italiani”.
Quindi, congiuntamente alle nuove generazioni, il fattore di disequilibrio
creatosi fra gli Ufficiali, poteva essere ulteriormente rimosso operando alla
base, intervenendo con la creazione di omogeneità comportamentale e di pensiero.


Questo poteva avvenire uniformando la formazione sotto un’unica egida, in altre
parole formare gli Ufficiali in un unico Istituto di formazione.
L’evento auspicato si rese concreto nell’anno 1881; anno in cui nasce
l’Accademia Navale di Livorno.
A distanza di molti anni si può sicuramente dire che le scelte fatte
inizialmente hanno dato ragione a Cavour.
La formazione, pur subendo nel tempo dei naturali e consequenziali adeguamenti
sia nella componente militare sia culturale, modificazioni derivanti
dall’evoluzione della tecnologia e della società, ha saputo mantenere i
capisaldi delle tradizioni che sono il cuore portante della Marina Militare e
dell’Accademia Navale, e la formazione etica.
Gli insegnamenti ricevuti durante gli anni di formazione, gli atti di eroismo
portati ad esempio, il forte spirito di emulazione e di appartenenza dei giovani
Ufficiali ha consentito, durante i vari conflitti, il compimento di azioni di
segnato valore cui sono stati attribuiti i più alti riconoscimenti militari,
ovvero la Medaglia d’oro al Valor Militare.
Alcuni di questi Ufficiali, in particolare tre, hanno avuto anche il grande
onore di Comandare la prestigiosa Accademia Navale.
Il Contrammiraglio Enrico MILLO (in comando dell’Accademia Navale dal 16
settembre 1914 al 16 aprile 1915), è stato decorato per aver violato lo Stretto
dei Dardanelli al comando di una squadriglia di Torpediniere nella notte fra il
18 e il 19 luglio 1912, riportando la squadriglia in acque sicure dal fuoco
nemico.
Altro fulgido esempio di Ufficiale è l’Ammiraglio di Divisione Francesco
MIMBELLI (in comando dell’Accademia Navale dal 16 dicembre 1953 al 11 maggio
1956), ha compiuto l’atto di eroismo nel Mar Egeo nella notte del 22 maggio
1941, al comando della torpediniera Lupo, mentre scortava un convoglio di
motopescherecci con a bordo truppe Tedesche che si dirigevano per occupare
Creta, impegnò un aspro combattimento contro una superiore formazione
d’incrociatori inglesi. Seppur con l’unità colpita gravemente riuscì a rientrare
in porto.
L’Ammiraglio Angelo CABRINI (in comando dell’Accademia Navale dal 21 settembre
1969 al 14 luglio 1972), fu un tenace e coraggioso Ufficiale operatore dei mezzi
d’assalto di superficie che, congiuntamente ad altri militari, forzò la baia di
Suda il 26 marzo del 1941 concorrendo all’affondamento della corazzata York e
della petroliera Pericles.
Questi sono solo alcuni esempi dell’eroismo dei nostri Marinai.
Si potrebbe ancora scrivere tantissimo sui nostri Eroi e le azioni che hanno
compiuto e che hanno fatto la Marina Militare grande e molto amata da tutti gli
Italiani.

Auguro all’Italia e alla Marina Militare, in cui ho prestato servizio, i
migliori auguri per una sempre e maggiore coesione d’intenti, nel rispetto delle
nostre care e amate tradizioni, e un forte e sentito “Vento in poppa”.
Viva l’Italia viva la Marina Militare.



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