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L'arte livornese va oltre la pittura

V. La Salvia
Posted on 31/01/2011 21:58:26

Domenica 23 gennaio si è conclusa ai Bottini dell'Olio di Livorno la mostra Oltre la pittura, presenza e continuità dell'arte di ricerca livornese a cura di Bruno Sullo. 16 artisti che operano sul territorio al di fuori della tradizione figurativa, quasi tutti da più di un trentennio, hanno presentato una serie di opere ciascuno per illustrare insieme la loro attività artistica.
La materialità del fare artistico contraddistingue parte della loro produzione: come i pesci di legno di Piero Mochi, sospesi nell'aria attirano lo spettatore in un gioco fatto di ruvide forme, aggressivi e cattivi piranha che raccontano la vita dei pezzi di legno di cui sono composti. Oppure le Calafature e le Archeologie di Ellenio Mischi, scrigni di materiali poveri assemblati, come lamiere, legni e ferro, cementi e polimeri, materia che dichiara la sua storia una volta posta in cornice. Le impronte di oggetti, lasciate in negativo sui teli di Enrico Mori, sono opere scultoree se avvolte intorno alle colonne dei Bottini dell'Olio, ma possono trasformarsi in elementi di arredo per inserirsi e mimetizzarsi nel quotidiano. Manlio Allegri propone uno studio dei comportamenti dei materiali pittorici, colori ad olio e acrilici su supporti inospitali come l'alluminio e mischiati con bitume e coppale, ottenendo un effetto di falsa precarietà dell'opera, mentre Massimo Zannoni crea un contrasto visivo e fisico tra pesantezza e leggerezza componendo collage di carte e piombo su cromie decise e definitive.
Il rapporto tra l'artista e la tela, che poi ottiene la propria ragion d'essere una volta appesa al muro, rimane fondante e decisivo, come nei puzzle in rilievo di Pietro Addobbati. Mentre per Fabrizio Giorgi si tratta di una elaborazione tridimensionale e spesso monocromatica del codice a barre, forma semplice ma concettualmente piena di significati sociali, in Paolo Netto si arricchisce di suggestione chiaroscurale, grazie alla sovrapposizione di superfici bianche, di differenti materie e forme. Certo il “crocifisso”, sempre di Netto, che racchiude divinità egizie, maia, africane e lunigiane pone lo spettatore dinanzi alla contemplazione del proprio io, attraverso lo specchio posto al vertice dell'opera, portando la riflessione su livelli filosofici e spirituali. Così la finestra di Bruno Sullo, proposta come simbolo impresso su teli evanescenti, è il confine da attraversare verso il dialogo tra i popoli, ed il suono del mare che si sente in sottofondo rappresenta l'elemento unificante di tutte le terre. Fabio Peloso imprigiona la luce e la materializza attraverso l'uso di plexiglass e acrilici, contenitori eterei senza spessore né corpo, mentre Sergio Cantini elabora il concetto di tempo indicizzando con forme più o meno labili gli attimi e negando ogni possibilità di divenire.
Altri artisti giocano con l'oggetto comune e riconoscibile per ricavarne nuove associazioni e nuovi significati. Si veda il manichino bianco di Paolo Pasquinelli, avvolto, quasi soffocato, dalla plastica e legato ai frattali di legno bianco – metafora di città – doppiamente immobilizzato in una riflessione sulla memoria dell'uomo e sul rapporto uomo-città.
O le scarpe col tacco di Paolo Francesconi che diventano scultura se poste in una teca a dialogo con la sequenza fotografica che le ritrae in giochi cromatici pop. Infine i divertenti ferrovieri chiamati I Santini Del Prete, salutano lo spettatore da fotografie souvenir, in posa su ponti e palazzi di città del mondo.
Paolo Bottari e Mauro Andreani hanno chiuso l'evento con le performance di sabato 22 gennaio. Indagare il senso della vita umana risulta per entrambi gli artisti una necessità evidente: Bottari ha lavorato con l'elemento acqua, operando con esso per mostrare la trasformazione che ogni forma di vita subisce; Andreani, attraverso una articolata azione che ha visto coinvolti più personaggi e video, ha voluto esplorare il tema delle idee nella loro genesi, esternazione e confronto.
La mostra, promossa da La Casa dell'Arte progetto multimediale per l'arte visiva con la compartecipazione del Comune di Livorno, è corredata da un esaustivo catalogo a cura di Bruno Sullo.



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