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Il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna

S. Ceccarini
Posted on 01/10/2011 10:30:10

Il tempio della Congregazione Olandese-Alemanna: espressione della presenza nordeuropea e riformata nella Livorno delle Nazioni

 


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Ubicato nel cuore di Livorno, lungo il fossato dove fino alla
metà del XIX secolo affacciavano i bastioni medicei, il tempio della
Congregazione Olandese-Alemanna1 è emblema di quella città cosmopolita di cui
oggi restano solo frammenti dimenticati dal tempo. Infatti, la chiesa, costruita
tra il 1862 ed il 1864 quale luogo di culto per i membri dell’importante
comunità protestante di Livorno, versa da anni in stato di totale abbandono. La
svettante facciata neogotica, ormai priva delle agili guglie che spiccavano nel
cielo livornese, appare corrosa dagli agenti atmosferici e dall’inquinamento,
tanto che i dettagli ornamentali risultano in gran parte crollati, mentre gli
eleganti rosoni, dalle raffinate trame floreali e fiammeggianti, appaiono in un
precario stato di equilibrio. All’interno, preceduto da una tribuna
sopraelevata, la grande aula si conclude in un’abside semicircolare, ma
l’incuria e il degrado mortificano la solennità della costruzione: la volta del
controsoffitto è crollata sulle sottostanti panche lignee, mentre vistose crepe
minano la solidità delle murature. Del magnifico organo della ditta Agati-Tronci
di Pistoia, definito dal canonico Giuseppe Piombanti come il migliore della
Toscana all’inizio del Novecento,2 non resta più alcuna traccia, essendo stato
trafugato da ignoti dopo l’ultima guerra. Inoltre, sul retro del tempio, nel
luogo in cui insistevano le scuole della comunità, uno sproporzionato condominio
sovrasta il corpo della chiesa, denunciando la totale mancanza di sensibilità
dell’attività edilizia portata avanti dopo il secondo conflitto mondiale; guerra
che aveva risparmiato la chiesa e le stesse scuole, lasciando integre persino le
guglie della facciata, come mostrato in alcune foto scattate negli anni
cinquanta. Il desolante quadro d’insieme si conclude con il terrapieno
dell’antistante Fosso Reale, crollato nel 1991 e ancora incredibilmente lasciato
in calcestruzzo armato a vista. L’incuria e l’estremo degrado rischiano pertanto
di cancellare la più tangibile espressione della presenza cristiana riformata a
Livorno, le cui origini precedono di almeno due secoli la costruzione del
tempio. Difatti, l’arrivo di mercanti olandesi nel porto di Livorno è attestato
sin dagli anni immediatamente successivi alla fondazione della città medicea;
poco dopo, nel maggio del 1622, sei fiamminghi e due tedeschi istituirono la
Congregazione Olandese-Alemanna, un’associazione di carattere assistenziale
finalizzata, ad esempio, ad offrire sepoltura a quanti fossero sprovvisti di
mezzi e a fornire aiuti ai connazionali caduti ammalati.3

Inizialmente i membri di questa comunità erano in gran parte cattolici e
disponevano di un altare dedicato a Sant’Andrea nella chiesa della Madonna, ma
nel tempo la componente riformata aumentò rapidamente, tanto che fu necessario
provvedere alla creazione di un cimitero separato per la sepoltura dei
protestanti.

Dapprima fu utilizzato un terreno di proprietà di un certo Lambert Constant, ma
dopo il 1648 l’erede cominciò a richiedere un compenso per la concessione del
cimitero; quindi, nel 1683, dopo aver vinto le resistenze delle autorità civili
e religiose, la Congregazione acquistò un terreno lungo la strada Il nuovo
cimitero fu denominato popolarmente “Giardino degli Olandesi” perché qui
crescevano alcune piante esotiche, erbe e legumi.

Questa parvenza di orto botanico permise di cingere l’area con una recinzione
(1686), causando tuttavia il malcontento dell’arcivescovo di Pisa, in quanto gli
“eretici”, secondo la Chiesa Cattolica, dovevano essere seppelliti in “nudo
campo” come i defunti della nazione inglese.4

Malgrado ciò, gli olandesi e i tedeschi di fede protestante non disponevano
ancora di un vero e proprio luogo di culto; fino alla seconda metà del
Settecento, fu concesso loro di seguire i riti riformati presso la cappella del
console inglese.

Nel 1757, alla vigilia delle grandi riforme promosse durante l’epoca lorenese, i
greci ortodossi ottennero il permesso di costruire la prima struttura ecclesiale
acattolica di Livorno e di tutta la Toscana: la chiesa della Santissima Trinità.5
Ciò che era stato concesso agli scismatici non poteva essere negato ai
protestanti: di conseguenza, nel 1761, un anno dopo la consacrazione della
chiesa della Santissima Trinità, i membri della Congregazione Olandese-Alemanna
ricavarono una cappella in una sala ubicata in Via del Consiglio, nel luogo che
alcuni studiosi hanno identificato con l’attuale sala consiliare del Palazzo
Comunale.

Frattanto, la Congregazione assunse, mediante i nuovi statuti adottati nel 1822,
una connotazione prettamente religiosa diretta all’esercizio del culto luterano
e calvinista a discapito dei caratteri propriamente nazionali. Nel 1840 si
registra l’apertura del nuovo cimitero sulla Via Erbosa, al confine con quello
greco-ortodosso.

Restavano però irrisolti i problemi legati alla cappella di Via del Consiglio,
inadatta dal punto di vista igienico e ambientale ad accogliere un elevato
numero di fedeli. Vi era pertanto la necessità di edificare una chiesa che fosse
espressione dell’importanza e del prestigio raggiunti dalla comunità nordeuropea
e protestante di Livorno; comunità che si era distinta, sin dalle origini, per
attivismo nel promuovere iniziative tese al miglioramento dell’economia
cittadina, inserendosi negli organismi commerciali ancor prima della fondazione
della Camera di Commercio e contribuendo a qualsiasi tipo di festa della città.

Le resistenze dell’ambiente cattolico e granducale alla realizzazione di un
luogo di culto riformato furono superate solo con l’Unità di Italia, quando la
libertà di esercitare il proprio credo venne riconosciuta non più come
concessione del sovrano, ma come diritto della popolazione.

Quindi, dopo aver interpellato alcuni architetti, tra cui l’affermato Giuseppe
Cappellini,6 la Congregazione approvò il progetto di Dario Giacomelli, che
prevedeva la costruzione di una chiesa in stile neogotico provvista, lungo Via
Bernardina, di un alloggio per il ministro e di alcuni locali per le scuole: ne
risultò un unicum nel panorama architettonico livornese, ancora così legato al
Neoclassicismo di Poccianti e dei suoi epigoni.

La figura di Dario Giacomelli, ad oggi non particolarmente indagata, è assai
singolare. Nel corso della sua carriera, ricostruibile allo stato attuale solo
sulla base di alcune indicazioni contenute nelle principali guide storiche
cittadine, si dedicò alla progettazione di numerosi edifici di carattere
religioso, ricorrendo, nella maggior parte dei casi, allo stile neogotico.

A Livorno, questo stile, relegato sino ad allora ad alcune architetture minori o
all’arredamento (il cosiddetto “Gabinetto Gotico” di Palazzo del Larderel risale
al 1836), emerge infatti in diverse opere di Giacomelli: oltre alla stessa
chiesa degli Olandesi, meritano di essere ricordate la cappella Bastogi per il
Cimitero della Misericordia (1879) e la piccola chiesa francescana di
Quercianella (1889).

Del resto, è chiaro che nel carattere neogotico del tempio protestante vi fosse
anche una precisa allusione all’architettura di quelle regioni dell’Europa
Centrale e Settentrionale da cui provenivano i componenti della Congregazione;
un richiamo che evidentemente superava l’incongruenza storica di rifarsi ad uno
stile dell’epoca medievale (e quindi associabile alla Chiesa Cattolica) per
edificare un tempio destinato al culto riformato.

Comunque sia, il Neogotico può essere interpretato non tanto come simbolo di un
determinato periodo storico o di una precisa identità nazionale (nei fatti ormai
inesistente all’interno della Congregazione), ma come espressione tangibile di
una convergenza culturale e spirituale dei membri della stessa comunità.

In mancanza di ulteriori ricerche e considerato che il relativo patrimonio
documentario è sparso in numerosi archivi privati, risulta difficoltoso
ripercorrere puntualmente la genesi del progetto di Dario Giacomelli. Un disegno
preparatorio, pubblicato solo in anni recenti,7 mostra l’edificio assai simile
alla versione effettivamente realizzata; tuttavia, il confronto tra questo
bozzetto e lo stato attuale del tempio consente di cogliere una graduale
semplificazione dell’apparato decorativo, verosimilmente per venire incontro a
questioni d’economia.

Inoltre, l’odierna configurazione della tribuna si differenzia da quella
mostrata nel progetto definitivo (pubblicato nella rivista Ricordi di
Architettura e decorazione verso la fine dell’Ottocento), in cui l’apertura
della cantoria verso la sala è schermata da tre archi sorretti da esili colonne
binate. Non disponendo di altra documentazione e di adeguate analisi eseguite
direttamente sulla struttura, possiamo formulare almeno due diverse ipotesi.

Se il suddetto progetto illustrasse effettivamente l’aspetto della chiesa alla
fine dell’Ottocento, allora è possibile ipotizzare che l’odierna conformazione
sia conseguenza di alcune modifiche successive, connesse ad esempio
all’installazione dell’imponente organo della ditta Agati-Tronci (1903).8

Viceversa, può essere avanzata l’ipotesi che il disegno di Giacomelli non sia
stato realizzato interamente e che, in fase di costruzione, sia prevalso
l’orientamento di non portare a termine la cantoria per contenere i gravosi
costi del cantiere.

In ogni caso, pochi anni dopo l’ultimazione del tempio, l’abolizione del porto
franco e la conseguente crisi economica determinarono il declino della
Congregazione.

Dal 1944 al 1946 la chiesa fu utilizzata dai soldati americani e alleati di
credo protestante; in seguito, grazie all’ottima acustica (aspetto
particolarmente curato nel progetto di Giacomelli), ospitò diversi concerti, per
essere poi affittata alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno per alcuni anni.
Con l’estinguersi degli ultimi membri della Congregazione, il tempio divenne
praticamente “res nullius”, disgregandosi a cominciare dalle leggere
decorazioni.

La demolizione delle guglie, all’epoca della costruzione del condominio sul
retro dell’edificio, annullò gran parte dello slancio verticale della facciata,
causando un danno notevole all’immagine del prospetto.

Nel 1997 la Congregazione fu ufficialmente ricostituita grazie al contributo di
alcuni discendenti dei membri dell’antico consiglio concistoro; tuttavia, la
mancanza di fondi e di una maggiore interazione tra proprietà, amministrazione
locale, soprintendenza e istituzioni europee,9 hanno consentito, in anni
recenti, solo un parziale restauro della copertura e delle vetrate dell’aula,
lasciando la chiesa, ormai pericolante, ad un incerto, quanto preoccupante,
destino.


 




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