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Compie 100 anni l'opera La Fanciulla del West

Cuglielmo C.
Posted on 01/08/2011 19:20:11

Cento anni sono passati dalla prima rappresentazione di questa magnifica opera del compositore lucchese Giacomo Puccini: “La Fanciulla del West”.
L’opera fu rappresentata il 10 dicembre 1910 al teatro americano Metropolitan.
Sia sotto un profilo musicale dei personaggi e della sua ambientazione, è una partitura unica in tutta la produzione musicale del ‘900.
Puccini, da persona lungimirante, ha voluto rendere omaggio alla nazione americana che stava diventando una grande potenza economica e tecnologica; inoltre dobbiamo tenere presente che tanti italiani vivevano in America da molto tempo ed alcuni di loro stavano accrescendo il loro prestigio sociale ed economico in quella comunità.
La musica composta dal grande lucchese si può definire opera unica del ‘900 perchè non ha un attimo di pausa, scorre come il fiume, le romanze chiuse sono solo due e le canta il tenore.
Secondo il mio modesto punto di vista, abbiamo un filo di Arianna che lega l’opera sopra citata al Falstaf verdiano.
Il Cigno di Busseto da musicista intelligente capisce che il teatro lirico grazie al compositore tedesco Wagner aveva subito una radicale svolta; finiva nel melodramma. Nella sinfonia la Cabaletta la musica non era solo al servizio dei cantanti, ma brillava di luce propria.
Ritorniamo al capolavoro di Puccini, che vedendo un dramma di David Belasco ne fu talmente entusiasta da far nascere la sua Fanciulla.
I librettisti furono: Guelfo Civinini e Carlo Zangarini.
Come avrete intuito dal titolo, la vicenda si svolge nel selvaggio West.
Anche il nascente cinema americano si stava occupando del West , anche se con pellicole mute. Il sonoro arriverà in America nel 1928 e in Italia nel 1930 con il film “La canzone dell’amore”.
Puccini cominciò la composizione musicale nel 1908 e per motivi familiari la ultimò nel 1910. Fulcro di tutta la vicenda è la storia di una giovane donna, “Minnie”, padrona del bar la Polka. Tipo strano, dolce ed energico, un misto di selvaggio e di civilizzato fieramente verginale, forte di muscoli e di spirito. Veste l’abito assai comune di una tenitrice di bar a colori vivaci con prevalenza di rosso. Al suo apparire sulla scena potrebbe sembrare un personaggio scialbo. Niente di tutto questo, il suo carattere fermo ma buono salverà il suo uomo da morte sicura. Sulla scena ci sono cercatori di oro, si fuma e si gioca a carte.
Puccini anticipa quelle che saranno le atmosfere create nel cinema west. Questo sconosciuto Dick Johnson entra nel salone di Minnie, lei lo guarda subito con occhi benevoli invitandolo nella sua umile casa. L’attrazione fra i due è molto forte e il forestiero riesce persino a farsi dare un bacio dalla tenutaria del locale.
Quando Minnie viene a sapere che quello che ha baciato è un volgare bandito venuto a derubare i cercatori d’oro, lo scaccia in malo modo. Lo sceriffo però è sulle tracce dell’uomo che sarà ferito. Minnie lo fa rientrare nella sua casa e lo nasconde sopra un soppalco, quando lo sceriffo lo verrà a cercare cerca di convincerlo che non è nascosto nella sua casa, ma una goccia di sangue cade sulla mano dello sceriffo.
Vistasi persa convince lo sceriffo a giocarsi il ferito con una partita di poker e con un clamoroso imbroglio vincerà la partita con lo sceriffo molto seccato, al quale non rimane altro che andarsene.
Durante questa drammatica partita a carte che i due giocano si sente un sottofondo musicale adatto alla situazione molto tesa che si verifica sul palcoscenico, una musica incalzante e struggente.
Lo spettatore si sente anche lui coinvolto in questa strana partita a carte. Guarito e rifocillato, l’uomo che vuole bene a Minnie, cerca di lasciare il paese ma sarà catturato. Con il suo carattere forte ,risoluto ma anche molto accattivante di Minnie riuscirà a salvare il suo uomo da morte sicura ed insieme si dirigeranno fuori dal paese e vivranno felici e contenti. Fin dalle prime note iniziali ci rendiamo conto della bellezza di questa partitura, l’opera ha una musica così bella che se anche si eseguisse senza cantanti risulterebbe splendida. Nella partitura non vi è mai un momento di stanca, la musica esce dal golfo mistico come uno zampillare di fontana.
Nell’edizione Scaligera a cui io ho assistito: direttore Lorin Mazel, sembrava che le note rimanessero sospese nell’aria, segno evidente della bellezza di questa musica.
Grazie Puccini per questo capolavoro assoluto.


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