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La Spianata dei Cavalleggeri, il Parco Eden, la Terrazza Mascagni

S. Ceccarini
Posted on 15/12/2010 13:19:53





Fino ai primi anni dell’Ottocento, antecedentemente alla realizzazione della passeggiata a mare, il litorale labronico era caratterizzato solo dalla presenza di numerose torri e postazioni militari per il pattugliamento della costa contro i trasgressori della sanità e i contrabbandieri; gli addetti alla sorveglianza erano i Cavalleggeri, che dal loro forte, ubicato alle porte della città, nell’area dell’odierna Terrazza Mascagni, si spostavano di torre in torre, assicurando un efficace controllo del territorio.
Il forte, proteso verso il mare, occupava un’area assai vasta, con una pianta pressappoco rettangolare caratterizzata, sugli angoli, da robusti speroni; lungo il perimetro si sviluppavano i fabbricati destinati ad accogliere le milizie ed i locali di servizio, mentre all’estremità di nord-ovest era situata una torre che si elevava per tre piani fuori terra.1
L’assetto del lungomare restò sostanzialmente inalterato fino al 1835, quando, in un clima di profondo rinnovamento per la città, furono avviati i lavori di ampliamento e rettificazione della strada litoranea che conduceva dal Lazzaretto di San Rocco fino al borgo di Ardenza. Tali operazioni si affiancarono alla costruzione della nuova cinta daziaria per l’ampliamento dell’area del porto franco di Livorno.
L’ubicazione dei varchi doganali tenne conto delle principali direttrici in uscita dalla città e determinò l’apertura di una porta all’inizio della passeggiata a mare, nella zona oggi identificabile con piazza Luigi Orlando.
Con il miglioramento dei collegamenti verso il centro, la strada litoranea divenne oggetto di un’intensa attività edilizia. In breve, sul lungomare furono aperti diversi cantieri e l’ingegner Rodolfo Castinelli si occupò della sistemazione della prima parte del passeggio con l’interramento di una piccola darsena tra lo Scoglio della Regina e il porto canale di San Jacopo; pertanto, nel primo tratto del viale sorse un fronte continuo di edifici tra i quali merita di essere ricordato il Palazzo Caprilli, citato già nel 1846 nella Guida del Forestiere di Pietro Volpi 2 e suddiviso in diversi appartamenti ammobiliati destinati ad essere affittati ai villeggianti durante la stagione estiva.
Allo sviluppo delle infrastrutture legate alla passeggiata contribuì soprattutto l’affermazione del turismo balneare, che, in un periodo di crisi economica per le attività portuali, si dimostrò un valido investimento alternativo. La presenza di un primo stabilimento per i bagni d’acqua salata è attestata sin dal 1781, 3 ma solo verso la metà dell’Ottocento la pratica della balneazione marina raggiunse il suo apice: intorno al 1845 Giuseppe Santi Palmieri costruì il bagno omonimo nell’area antistante alla propria villa (attuali Acquaviva) e nel 1846 furono edificati i Bagni Squarci (in seguito noti come Scoglio della Regina), i Bagni Pancaldi ed i Bagni Rinaldi (attuali Tirreno).
Tuttavia, ancora nel 1846 l’ingegnere Mario Chietti lamentava l’assenza di spazi comodi per i pedoni ed il degrado della passeggiata tra il Lazzaretto di San Rocco e la Spianata dei Cavalleggeri dovuto alla presenza di alcune attività industriali.
Per far fronte a queste problematiche e per arginare la crescente concorrenza di Viareggio, dopo la metà del secolo le aree limitrofe alla Spianata dei Cavalleggeri furono notevolmente arricchite creando nuovi spazi destinati alla villeggiatura e allo svago.
La cronologia può farsi cominciare negli anni postunitari, quando, nel primo tratto del viale, una società ottenne il permesso di realizzare un elegante giardino illuminato a gas, caratterizzato da una terrazza sul mare e persino da un teatro.
Invece, nel 1872, con la demolizione del Forte di Cavalleggeri, 4 alcuni speculatori avanzarono richieste per la riconversione del sito, dove avrebbero dovuto sorgere alberghi, ristoranti, palazzi residenziali e teatri.
La proposta non si concretizzò, ma nel 1890, sei anni dopo l’inaugurazione del vicino Hotel Palazzo, la Spianata divenne un vero e proprio parco dei divertimenti denominato “Eden – Montagne Russe”.
Qui, nel 1896, fece la sua comparsa il Cinématographe Lumière; lo spettacolo fu tra le prime esibizioni pubbliche in Italia e richiamò numerosi spettatori, decretando il successo delle proiezioni stagionali nell’epoca della Belle Époque. Negli anni successivi l’Eden subì diverse trasformazioni: nel 1899 furono eliminate le montagne russe, fu ampliato il teatro e fu potenziata l’illuminazione elettrica.5
Pochi anni dopo, all’inizio del Novecento, a margine del parco sorsero alcuni eleganti edifici: di fianco all’Hotel Palazzo fu innalzata la raffinata villa Queirolo, disegnata nel 1902 da Augusto Giustini per il direttore dello stabilimento Acque della Salute, oltre la quale, su progetto di Adriano Alberto Padova, fu costruita la sfarzosa palazzina Zalum.6
Altre iniziative di rilievo legate allo sviluppo della Spianata si registrano a partire dal 1910, quando un gruppo di speculatori propose di erigervi un grandioso stabilimento dotato di sala da concerti, sala da ballo e da conversazione, di un teatro, nonché di un club secondo lo stile londinese; l’iniziativa, accolta favorevolmente dall’amministrazione comunale, non ebbe però alcun seguito.
La sistemazione definitiva dell’area fu realizzata tra il 1925 ed il 1926, nei primi anni della dittatura fascista. Il progetto, redatto dall’ingegnere comunale Enrico Salvais con la collaborazione di Luigi Pastore, portò alla formazione di un belvedere sul mare delimitato da una balaustra in conglomerato cementizio e caratterizzato da un pavimento a scacchiera.
La balaustra fu quindi estesa fino alla chiesa di San Jacopo in Acquaviva e nei primi anni Trenta, su disegno di Ghino Venturi, fu edificato un gazebo per la musica in stile vagamente neoclassico, analogo a quello costruito dal medesimo architetto per l’ingresso meridionale degli Spedali Riuniti. La nuova piazza, nel clima di propaganda dell’epoca, fu intitolata al gerarca Costanzo Ciano e originariamente occupava solo la parte meridionale della Spianata; all’estremità settentrionale si trovava infatti l’acquario comunale, sorto nel 1937 sul sito di una preesistente colonia eliotarpica.
I successivi eventi bellici causarono la distruzione del gazebo, la cui ricostruzione non fu però presa in considerazione nell’immediato dopoguerra. All’epoca, utilizzando le macerie del centro cittadino prodotte dai bombardamenti, risale comunque il notevole ampliamento della Terrazza verso nord; ampliamento che accentuò decisamente la sinuosità delle superfici levigate e che conferì definitivamente alla piazza un aspetto di estrazione quasi metafisica.7
Nei decenni che seguirono la Terrazza Mascagni, soggetta alle dirompenti azioni delle mareggiate, andò incontro ad un inesorabile degrado; di conseguenza, nei primi anni Ottanta maturò l’idea di un restauro integrale dell’opera.
Il restauro si concretizzò negli anni Novanta e fu portato a termine nel 1998; l’intervento portò anche alla ricostruzione del gazebo e successivamente interessò l’intero assetto del primo tratto di passeggiata, dove, su progetto di Cristiano Toraldo di Francia, furono costruiti alcuni chalet in sostituzione delle preesistenti baracchine formate da tendoni e strutture in muratura.
Ad oggi, con la ristrutturazione dell’Acquario di Livorno ed il rilancio dell’Hotel Palazzo, la Terrazza Mascagni si trova al centro di una zona caratterizzata da una grande potenzialità attrattiva.
Tuttavia, restano irrisolti alcuni problemi. Il primo riguarda la manutenzione ordinaria del belvedere contro l’azione del tempo e delle mareggiate; impegno che nel tempo è venuto meno e che non ha saputo arginare, al contempo, i numerosi atti vandalici recentemente perpetrati a danno della Terrazza e del gazebo. Il secondo problema verte sulla gestione dei nuovi chalet.
Indipendentemente dalle riserve legate alla loro funzionalità in relazione alle relative destinazioni d’uso, a solo pochi anni dall’inaugurazione si registra un incipiente stato di degrado ambientale dovuto non solo alla scarsa manutenzione delle strutture, ma anche alla disorganica sistemazione degli spazi all’aperto;
spazi troppo spesso trasformati in parcheggi per ciclomotori e dove si trovano affissi, in modo caotico, cartelloni, insegne e schermi luminosi.Pertanto, per l’immediato futuro l’auspicio è che l’amministrazione comunale possa farsi carico di attuare i piani necessari per la piena valorizzazione del lungomare e della Terrazza; in ogni caso, la sfida più difficile esula dal mero ambito amministrativo e sarà quella di educare ad un maggior rispetto della cosa pubblica tutti coloro che con il loro disdicevole comportamento arrecano continuamente danno a luoghi particolarmente significativi per l’immagine dell’intera città.




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