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Ricordo dell'artista Piero Monteverde

Guglielmo C.
Posted on 13/12/2010 17:49:00

Ricordo dell'artista Piero Monteverde


Il 58° Premio Rotonda ha dedicato una spazio ai quattro massimi pittori astratti ed informali della pittura labronica del secondo Novecento: Voltolino Fontani, Marcello Landi, Jean Mario Berti e Piero Monteverde.
Ho visitato lo stand interamente dedicato al maestro Piero Monteverde in compagnia del figlio avv. Umberto Monteverde, al quale ho rivolto alcune domande sul percorso pittorico del padre.
D. Ti volevo subito rivolgere una domanda: artisti del mondo della pittura si nasce o si diventa?

R. Nel caso di mio padre c’era senz’altro una predisposizione derivata anche dalla frequentazione di importanti artisti, quali Giovanni March, Voltolino Fontani, Renato Natali e tanti altri. Poi naturalmente è necessario possedere una tecnica che mio padre inaspettatamente ha dimostrato di avere, pur avendo cominciato a dipingere in età abbastanza avanzata.

D. Quanto ha influito il carattere di tuo padre sullo stile pittorico?

R. Posso dire che ha influito anche il fatto che professionalmente si occupava di materie aventi a che fare con la tecnologia. Tuttavia il suo gusto nell’accostamento dei colori e nella creazione di composizioni scisse dal figurativo ha fatto il resto.

D. Vi erano altri movimenti pittorici di cui tuo padre era interessato ad approfondire lo studio?

R. Mio padre amava molto sia i Macchiaioli, sia l’Impressionismo francese; si interessava anche, tuttavia, alle avanguardie artistiche, che si erano svincolate dalla pura tradizione accademica.

D. In quali ore del giorno amava dipingere?

R. Poiché mio padre svolgeva in quegli anni una impegnativa attività lavorativa, si poteva dedicare alla pittura specialmente nel tempo libero e nei week end.

D. Quando finiva un suo quadro, amava subito fartelo vedere?

R. Certam
Certamente, tanto che mio padre mi diceva sempre che, oltre a Voltolino Fontani e Giovanni March, io ero il suo principale ammiratore.

D. Tuo padre ha eseguito moltissimi quadri; ce n’era uno al quale era in particolar modo legato più che ad altri?

R. Siccome la sua arte ha avuto uno sviluppo piuttosto veloce sia pure nel corso di non molti anni di attività, mio padre prediligeva i dipinti più rappresentativi di ogni fase del suo percorso, e non uno in particolare.

D. Essendo una pittura astratta, quali figure o oggetti prediligeva più di altri?

R. Non si riferiva, proprio per la particolarità della pittura astratta, ad oggetti concreti, ma a idee che riusciva ad esprimere con i colori.

D. Gli è mai capitato di iniziare un quadro e poi, per vari motivi, di non finirlo?

R. Mio padre era un uomo preciso nella vita e nell’arte: quindi non ricordo che non abbia portato a temine un quadro iniziato.

D. Che rapporti aveva con i suoi colleghi di pittori?

R. Di grande umiltà, perché sentendosi l’ultimo arrivato, pensava di poter imparare da tutti, pur avendo una sua linea originale.

D. C’è qualcosa che vuoi ricordare di tuo padre, una frase, un atteggiamento che ti è rimasto impresso e indelebile nella tua mente e nel tuo cuore?

R. Tutto il suo atteggiamento nei miei confronti e in quelli degli altri è stato sostanzialmente positivo. Quanto ad una frase specifica, posso dire che, riferendosi al Cenacolo della Valle Benedetta, che aveva fondato, diceva sempre: “Ricordatevi che non è una cosa seria. Se poi qualcosa di serio verrà, tutto trovato”.

Ed io voglio concludere questa intervista dicendo una cosa un po’ strana ma credo che rappresenti la figura di Piero Monteverde: era un condensato di cose buone.


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