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Proteste e proposte per le "poste" di Via Masi

Sandro D.
Posted on 05/06/2010 11:59:46

LE "POSTE" IN VIA MASI


Sembra incredibile … nel 2010 c’ è ancora gente che per vivere deve lavorare.
Usciamo di casa la mattina e vi rientriamo otto o dieci ore dopo.
Al rientro, normalmente, il primo contatto con la nostra vita domestica avviene tramite il ritiro della corrispondenza che durante la nostra assenza ci è stata recapitata.
Tra la massa di comunicazioni commerciali e “ 0nlus “ guardiamo se c’è qualcosa di importante e… qui viene il bello… “ suspence “: inizia la caccia al tesoro.
Sì, perché il portalettere ci ha lasciato, in quanto assenti,
un cartoncino beige o una “ strisciata” di carta, che chi la
guarda si chiede: “ma chi è quell’ ignorante che butta lo scontrino della “ Cooppe “ nella mia cassetta della posta” , che ci invita a fare dieci chilometri, cinque all’ andata e cinque al ritorno ( come recitava una canzone dei miei tempi ) se vogliamo ritirare la corrispondenza e scoprire cosa vi sia nel “forziere “. Come tutti i giochi ci sono anche le penalità, perchè dopo qualche giorno di ritardo da parte nostra scatta anche la tassa di giacenza.
Riusciamo ad arrivare nella sperduta Via Masi, riusciamo a stento a manovrare nel parcheggio di 50 mq. (adiacente ce n’ è uno di circa un ettaro per i mezzi di servizio quasi sempre vuoto) poi di corsa alla caccia dell’ ultimo della coda e finalmente davanti al forziere.
Lo vediamo là in fondo oltre un bancone, ancora un paio d’ ore e lo apriremo.
Ci siamo troviamo delle buste, con riservatezza e speranza le apriamo, ma per il tesoro dovremo ritentare; per questa volta ci dobbiamo accontentare di una contravvenzione o di un’ intimazione della banca a rientrare dallo scoperto.
Questa procedura, ormai consolidata, come si dice a Livorno sembra una cosa “ regolare ”. Speriamo che domani non ci raccontino che ci fanno un piacere, perché noi, a casa, se vogliamo ricevere la corrispondenza importante, ci dobbiamo stare, altro che lavorare!




Veniamo allora al dunque: la protesta, la sottolineatura di un grave problema non può rimanere uno sterile atto d’ accusa, ma deve tradursi in proposte, richieste , iniziative.


La proposta: l’ avviso contenga gli elementi perché l’utente possa contattare l’addetto alla distribuzione per concordare una seconda consegna.
La richiesta: l’ Amministrazione Comunale si faccia portavoce presso le Poste Italiane perché il ritiro delle giacenze avvenga presso gli uffici postali più prossimi all’abitazione dell’utente e ricordi a Poste Italiane la loro natura di servizio pubblico, cioè quello postale, (che oggi prevalentemente danno in appalto), dopo che hanno scoperto che l’attività parabancaria è molto più remunerativa.
L’ iniziativa: l’utenza si mobiliti in un astensione dal ritiro della corrispondenza e rifiuti il pagamento della tassa di giacenza.
Certo, così forse prima o dopo alla caccia al tesoro non potremo più giocarci, ma come si sa, “ ogni bel gioco dura poco



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