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I primi ospedali di Livorno (San Ranieri, San Benedetto, Sant’Antonio)

Gaetano C:
Posted on 02/04/2010 13:57:45

I primi ospedali di Livorno (San Ranieri, San Benedetto, Sant’Antonio)
Il primo ospedale esistito nella zona di Livorno fu sicuramente quello del Ponte Ugione, citato nel 1154 e subito trasferito al Ponte di Stagno, attivo tra il 1154 e il 1267 sotto il nome di Ospedale di San Leonardo di Stagno. Esso è stato già ampiamente studiato e in seguito non se ne parlerà se non per brevi accenni. Seguono in ordine di tempo l’Ospedale di San Ranieri di Livorno, noto dal 1279 a tutto il XIV secolo, l’Ospedale di San Benedetto di Porto Pisano, attestato tra il 1304 e il 1322 e infine l’ospedale di Sant’Antonio di Livorno, esistito dal 1347 sino al XX secolo.
1 - L’Ospedale di San Ranieri di Livorno
Si riprende qui, con modifiche marginali, l’articolo di Gaetano Ciccone e Salvatore Polizzi, L’ospedale di San Ranieri «pro usu et hospitalitate pauperum», già apparso in La Canaviglia, anno 1984 n.1, pp.155-164.
Di esso parlano alcuni autori, confondendo però le date e la sua collocazione e confondendo anche questa istituzione con quella posteriore sorta nel XIV secolo, intitolata a Sant’Antonio.
Le vicende dell’ospedale di San Ranieri partono dal 1279. Il 22 agosto 1279 la signora Volpe, figlia del fu Caccialoste e moglie di Iacopo Salmuli, «pro remedio anime sue et etiam pro salute animarum suarum parentum», donò al convento dei frati domenicani di Santa Caterina di Pisa, un edificio adibito a ospedale e il terreno su cui esso sorgeva, perché fosse destinato a ospitare i poveri. Volpe riservava per sé e per i propri successori il diritto di patronato e l’omaggio formale di ricevere dai monaci due agnelli l’anno nel periodo pasquale.
Non sappiamo altro di Volpe, che risulta morta prima del 30 giugno 1283. Aveva un fratello, Guido di Caccialoste, che abitava a Pisa nella parrocchia dei Santi Cosimo e Damiano. Il marito di Volpe, Iacopo, apparteneva alla famiglia dei Salmuli, una famigli pisana di popolo abbastanza nota, di mercanti, che aveva la residenza principale a Pisa nel quartiere di Kinzica, nella parrocchia di Santa Cristina, ma con beni e interessi anche a Livorno. La famiglia Salmuli nel XIII secolo possedeva un ospedale in Pisa, in Kinzica, che era detto appunto «de Sarmulis» o anche di San Pietro. Questo ospedale è noto sino al 1400.
L’edificio livornese, oggetto di questa donazione del 1279, era stato ricevuto da Volpe come eredità da parte del padre, Caccialoste, e già da questi adibito a ospedale, ma non sappiamo in che anno. Il pezzo di terra in questione era adiacente al rio Mulinaio e alla strada che da Livorno andava a Porto Pisano. Poiché è specificato nel testo che tale strada attraversava la foce del rio, se ne ricava che il pezzo di terra con l’edificio dell’ospedale era proprio alla foce di questo corso d’acqua e subito al di là della strada si trovava il lido del mare.
Per la localizzazione di questo rio si veda la piantina allegata, basata, oltre che sul documento in questione del 1279, su numerose citazioni di questo rio che si trovano sul catasto livornese del 1427-28, che pongono il suo corso poco
fuori delle mura di Livorno, in ‘Capo di Borgo’, quindi nella zona dell’attuale Piazza Civica. La strada da Livorno per Porto Pisano si ricongiungeva poi con la Strada Maestra per Pisa. Dalla descrizione si arguisce che per attraversare il rio non esisteva un ponte, ma un semplice guado. Il che è comprensibile, se si tiene conto della esiguità di questo cortissimo rio. Dalla formula usata per descrivere il posto, si deduce che l’ospedale era situato sulla sua sponda sinistra, cioè dalla parte di Livorno.
La strada da Livorno per Porto Pisano, superato con un guado la foce del rio Mulinaio, passava sopra il ponte sul Riseccoli, giungendo così al Porto; poi proseguiva e, passata la collinetta ora detta dei Lupi, si riuniva con la Strada Maestra da Livorno per Pisa.
Riprendiamo ora a narrare le vicende dell’ospedale. Il 30 giugno 1283 il rappresentante dei frati del convento di Santa Caterina di Pisa ne prese possesso entrandovi fisicamente. Il 23 gennaio 1286 l’arcivescovo pisano Ruggeri, da Roma, confermò la donazione e il possesso che ne avevano preso i frati.
Il 16 giugno 1292 Iacopo Salmuli, figlio del fu Venuto Salmuli e vedovo di Volpe, agendo a nome dei suoi figli Giovanni detto Vanni e Lando, i quali avevano ereditato dalla madre, donò il patronato e tutti i diritti relativi all’ospedale di San Ranieri al notaio Marino da Livorno, figlio del fu Ranieri di Barone. Difficile sapere il perché di tale donazione; possiamo solo sospettare che in realtà si sia trattato di una vendita simulata da donazione, dato che un ospedale era considerato un ‘luogo pio’ e e tutto ciò che con esso aveva attinenza era rivestito di un carattere di sacra religiosità: come tale, se venduto, si poteva incorrere nel sospetto di simonia. In questa occasione, per la prima volta, l’ospedale viene presentato con una sua funzione specifica: pro hospitalitate et usu pauperum, cioè si trattava di una struttura destinata a ospitare i poveri. Il giorno successivo a tale donazione, il 17 giugno, il priore del convento di Santa Caterina di Pisa, con il consenso del capitolo, elesse Marino come rettore dell’ospedale di Livorno.
La funzione del rettore consisteva nell’amministrare il patrimonio dell’ospedale al fine di assicurare il suo funzionamento. Egli aveva alle sue dipendeze i conversi e i servitori (familiares) che vivevano all’interno dell’ospedale e si dedicavano ad accudire gli ospiti. Una volta nominato, il rettore non poteva svolgere altre funzioni pubbliche o religiose e, se ne aveva in precedenza, doveva lasciarle.
L’8 luglio 1293 era in corso la costruzione di una chiesa annessa all’ospedale, dedicata a San Ranieri. Di essa però si trovano più notizie, ma da adesso in avanti l’ospedale prenderà costantemente il nome di Ospedale di San Ranieri.
Frattanto era iniziata una serie di donazioni di terre e case fatte da varie persone a questo ospedale, della quali la prima nota risale al 22 agosto 1292.
Il notaio Marino, cui andò il rettorato dell’ospedale, era un abitante di Livorno. Sia suo padre Ranieri, sia suo nonno Barone e anche il bisnonno Rustichello risultano livornesi; un figlio di Marino, Barone, svolse anch’egli la professione di notaio.

Ci rimangono un centinaio di documenti riguardanti Marino, di cui soltanto un paio di pergamene rogate da lui. Evidentemente la sua attività come notaio era puramente marginale. Le sue attività furono molteplici e interessanti e sicuramente meritano di essere trattate in un lavoro a parte. Egli compare per la prima volta nel 1281 nelle vesti di ‘bandito’ da Pisa, poi riammesso in città fu di volta in volta pirata, affarista immobiliare, prestatore, imprenditore nell’allevamento di maiali, benefattore pubblico, fino a diventare un importante funzionario del regno di Napoli.
Sull’elezione di Marino a rettore dell’Ospedale di San Ranieri di Livorno dobbiamo fare alcune precisazioni. Come già detto la nomina gli fu conferita il 17 giugno 1292 e in quell’occasione furono revocati eventuali rettori precedentemente eletti. Sappiamo però che, anche posteriormente a quella data, altri amministrarono l’ospedale: il 26 agosto 1293 Simone da Firenze, hospitalarius di San Ranieri di Livorno, acquistò un pezzo di terra a nome dell’ospedale stesso; il 10 luglio 1294 un frate domenicano di Santa Caterina di Pisa, Ranieri Maturo, venne rimosso dalla carica di sindicus dell’ospedale per lasciare il posto a Marino. Ci sono stati quindi due anni, dal 17 giugno 1292 al 10 luglio 1294, in cui Marino, pur eletto validamente, non esercitò le sue funzioni.
Il 7 luglio 1293 Marino donò al convento di Santa Caterina il patronato, riservandosi il diritto di ricevere due agnelli a pasqua, aggiungendo alla donazione alcuni pezzi di terra posti in Livorno, 225 lire che doveva riscuotere per crediti vantati nei confronti del Comune di Livorno e dei suoi rappresentanti, la sua quota di capitale investito in una nave chiamata ‘Scarani’ e la sua quota del guadagno nel viaggio compiuto da questa nave a Piombino e contra inimicos Pisani Communis.










Quest’ultimo avvenimento ci dà l’opportunità di avanzare un’ipotesi sul perché Marino abbia ricevuto la sua carica e perché vi sia entrato con due anni di ritardo. Infatti può essere stata la promessa di questa grossa donazione a convincere i domenicani a eleggere Marino come rettore dell’ospedale di Livorno; però sembra che i frati abbiano aspettato di ricevere la donazione e poi ancora di riscuotere i crediti passati loro da Marino, prima di insediarlo effettivamente nella carica.
Il rettorato gli era stato affidato a vita, con la clausola che non potesse essere revocato per nessun motivo; ma nonostante ciò agli inizi del 1315 troviamo un’altra persona come rettore: Corrado da Alessandria del fu Gerardo.
La situazione sembra ingarbugliarsi perché il 9 marzo 1316 era nuovamente Marino a rivestire la carica: poi il 7 dicembre 1317 frate Oliviero Maschione, che rivestiva la carica di rettore dell’ospedale di Livorno ma non sappiamo da quanto tempo, rinunciò a tale carica e al suo posto venne eletto frate Vanni del fu Iacopo da Firenze.
In precedenza, per un periodo indeterminato, Marino si era allontanato dalla carica: risulta infatti che nel marzo 1301 al suo posto svolgeva le funzioni di rappresentante dell’ospedale un certo frate Ugo degli Ubertini, predicatore. Si era trattato probabilmente di un allontanamento volontario, in quano Marino si trovava a Bari in qualità di Giustiziere per conto del re di Napoli Carlo II lo Zoppo.
Marino, il 25 maggio 1300, era stato eletto anche rettore dell’Ospedale di Santa Caterina di Pisa.

Egli tenne questa carica almeno fino al 14 marzo 1314, quando per tasse imposte dal Comune di Pisa ai due ospedali, S. Ranieri e S. Caterina, pagò 25 lire nelle mani di Betto Papa, ufficiale esattore. In un periodo imprecisato, come risulta in un atto del 4 agosto 1310, era diventato anche oblatus Sancte Caterine de Pisis. La qualifica di oblatus forse fu acquisita da Marino contemporaneamente alla carica di rettore dell’Ospedale di Santa Caterina di Pisa. L’oblatus doveva necessariamente aver fatto una donazione all’ente ecclesiastico cui si votava e forse, anche in questo caso, può essere stata una cospicua donazione che convinse i frati domenicani a eleggere Marino rettore anche del loro ospedale pisano.
Nonostante egli fosse sposato (ebbe due mogli) e continuasse a vivere nel secolo, la veste di oblato lo collocava tra le persone godenti di dignità ecclesiastica e quindi lo privilegiava rispetto ai laici in tutte le controversie legali, sottraendolo alla giurisdizione comune. Marino sicuramente approfittò di questa doppia veste, civile e religiosa: rifiutò di convenire al giudizio civile intentatogli nel 1310 da Gaddo del fu Iacopo Mattaione dei Duodi, a proposito del possesso di un pezzo di terra con casa in Pisa, nella zona di San Paolo a Ripa d’Arno, conteso tra i due. I giudici gli diedero ragione, considerandolo persona ecclesiastica, e rinviarono gli atti al tribunale ecclesiastico.
Durante l’esercizio della sua carica di rettore dell’ospedale di Livorno, egli per ben due volte mise sotto processo e fece condannare a una multa inservienti dell’ospedale di Livorno, accusandoli di sottrazione di masserizie.
Abbiamo il sospetto che egli mischiasse gli affari privati con quelli inerenti alla sua carica. Infatti una volta si fece dare dal priore dei domenicani di Pisa il permesso di vendere una casa in Pisa, di proprietà dell’ospedale di Livorno e per tale motivo di regola inalienabile, con la motivazione di dover acquistare con il ricavato suppellettili per i letti; subito dopo egli stesso riacquistò quella casa dal compratore, evidentemente un prestanome, a titolo privato. Inoltre uno degli inservienti condannato per furto su denuncia di Marino, era stato, in passato, in società con lui in un tentativo di allevamento di maiali in Garfagnana.
Visse almeno fino al 24 gennaio 1320, continuando a riscuotere i due agnelli annui. Era già morto il 27 aprile 1327, quando in un documento si fanno i nomi dei suoi figli, Barone e Tommaso.
La funzione originaria dell’Ospedale di San Ranieri, secondo le intenzioni della signora Volpe, colei che lo aveva donato ai frati predicatori di Pisa, doveva essere quella di ospitare e soccorrere i poveri, sia locali che di passaggio. La posizione presso il guado di un rio conferma questo scopo. Quando l’ospedale divenne proprietà del convento di Santa Caterina, il suo compito primario mutò: doveva ospitare i frati del convento di Pisa e altri religiosi di passaggio, suppponiamo quando si trovassero in viaggio per le loro attività spirituali, e solo in secondo luogo i poveri.
L’ospedale si doveva mantere con i proventi dei beni in suo possesso che, come già detto, erano di norma inalienabili, ma potevano essere dati in affitto o lavorati da braccianti. Da queste entrate si doveva ricavare il denaro, oltre che per le spese di gestione degli ospiti, anche per i salari dei dipendenti e il dignitoso mantenimento del rettore.
Non sappiamo esattamente quanti posti letto avesse questo ospedale, ma possiamo arguire che non potevano essere molti, dato che era situato in un semplice casa di abitazione. Possiamo farcene un’idea più precisa, ricordando che nel 1310 l’Ospedale di Santa Caterina di Pisa ne aveva dodici.
L’Ospedale di San Ranieri di Livorno è ricordato più volte nel XIV secolo. Nel 1337 era hospitalarius Hospitalis Santi Rainerii de iuxta marina de Liburna, un certo Laino dei Gottuli di Firenze e nel 1343 lo dirigeva frate Giovanni Scornetti. L’ultima notizia risale al 28 febbraio 1384, quando Antonina, figlia del fu Iacopo dell’Agnello, donò al frate predicatore Ranieri del fu Colo Casini de Spina, che riceveva per conto dell’Ospedale di San Ranieri di Livorno, due pezzi di terra, ciascuno con una casa distrutta, posti in Livorno. Dopo il 1384 non abbiamo più notizie di questo ospedale.

Articolo completo:
http://www.granducato.com/pentagono/gen10/ospedali.pdf


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