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Mostra archeologica "Portus Pisanus" al Museo di Storia Naturale

Valeria F.-
Posted on 01/09/2010 11:43:40





Durante queste festività natalizie è possibili visitare la mostra “Portus Pisanus e il suo retroterra produttivo” presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno. Inaugurata il 26 marzo 2009 è stata prorogata fino al 31 marzo 2010 a seguito del successo che ha avuto. Il tema della mostra è di fondamentale importanza per dare una collocazione all’antico porto di Livorno fondamentale approdo per gli scambi commerciali con il Mediterraneo, che al tempo si trovava a nord della città vicino a quello che oggi è il Cimitero di Lupi. Il materiale presente è frutto di una lunga campagna di scavi archeologici, iniziati nel 2004 e protrattasi fino al 2007, a seguito del ritrovamento fortuito di alcuni reperti mentre si procedeva alla costruzione di un capannone industriale, nell’area che si estende a nord della città tra la via Aurelia e via Provinciale Pisana, denominata Il Deserto. Sin dall’antichità era nota l’esistenza di questo porto, sotto la pertinenza di Pisa, conosciuto come un’importante scalo marittimo già nel V secolo D.C., teniamo ben presente che la linea di costa al tempo era molto diversa dall’attuale.







Il Portus Pisanus è citato da Cicerone, in una lettera del 56 A.C. indirizzata al fratello, da Namaziano nel IV secolo D.C. e da molti altri. Anche i Granduchi di Toscana si interessarono all’argomento, a metà del 1700 incaricarono Giovanni Targioni Tozzetti, erudito del tempo al loro servizio, di descrivere con metodologia scientifica quelli che erano i resti visibili del porto. Questo scalo portuale aveva anche il pregio di essere vicino ad una sorgente di acqua dolce, utilissima ai naviganti per fare rifornimento.
Gli scavi hanno portato alla luce non solo numerosi e preziosi oggetti, come le anfore etrusche databili tra il V ed IV secolo A.C.; anfore per il vino provenienti dal Lazio, Campania, Tunisia e dalle regioni dell’Egeo e dell’Adriatico databili tra la fine del IV e la seconda metà del II secolo A.C.; quattro monete d’oro databili tra il IV ed il V secolo D.C., ma anche parti di edifici utilizzati per le pratiche portuali come magazzini, uno di questi addirittura trasformato poi nel corso del tempo in luogo di culto pagano.




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