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LA PESCA NEL MARE DI LIVORNO

Serena M.
Posted on 26/12/2012 22:01:20


“Il mare è l'elemento fondante dell'identità
di Livorno e della sua provincia”




Comincia così la prefazione del testo dal titolo “La pesca nel mare di Livorno fra il XIV e il XIX secolo” pubblicato dalla Provincia di Livorno nell'ambito del Progetto Mare.
Curatori di questa corposa pubblicazione, ma come loro stessi sostengono non esaustiva, perché tanto ancora c'è e ci sarà da scrivere, sono Clara Errico e Michele Montanelli. L'idea è nata a seguito delle ricerche che Errico e Montanelli hanno condotto per la preparazione del testo “Il Corallo. Pesca, commercio e lavorazione a Livorno” pubblicato dall'editore Felici con la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno nel 2008. In quella occasione i due ricercatori sono venuti in possesso di un documento del 1500, una lettera di un esperto corallaro che sottoponeva all'attenzione del governatore il passaggio di tonni a centinaia e centinaia nel tratto di mare dinanzi al quartiere di San Jacopo in Acquaviva. Durante la presentazione della pubblicazione, tenutasi domenica 8 dicembre al Museo di Storia Naturale di Livorno, all'interno della rassegna “C'è olio e olio”, Michele Montanelli ha raccontato che, se l'idea è partita dalla lettera del 1500, a stimolare l'approfondimento sono stati i numerosi editti che tentavano di regolamentare la pesca nel nostro mare, tentavano, perché non erano ben accettati dai pescatori, di fatto la presenza di una così vasta quantità di leggi è la testimonianza del ruolo fondamentale che l'attività di pesca aveva nella vita e nell'economia della nostra città, ruolo che oggi, a causa della crisi del settore, è diventato marginale, ma che le andrebbe riassegnato. Proprio per questa ragione, ha raccontato il curatore, vista la quantità di interessantissimo materiale rinvenuto e la volontà di farne una pubblicazione, ben pensò di parlare di questo suo progetto all'assessore all'Agricoltura,Turismo, Pesca, Marketing territoriale, Difesa delle coste, Forestazione, Parchi Naturali della Provincia di Livorno Paolo Pacini. Paola Pacini ha scritto la prefazione di questa pubblicazione, la cui prima riga è citata all'inizio di questo articolo ed ha partecipato alla presentazione ricordando che la passione per il territorio e la sua cultura lo spingono a valorizzare le attività tradizionali, come la pesca. Se è vero che, ha aggiunto l'assessore, il 70% del pesce che consumiamo è importato e non tracciabile è anche vero che la flotta dei nostri pescherecci ha ancora una sua importanza e che bisogna valorizzarla sia per una questione occupazionale che per la conservazione della tradizione. La Provincia dal canto suo ha contribuito e continuerà a contribuire inserendo nel Piano per la pesca e l'acquacoltura stanziamenti sia per l'attività di ittiturismo che per l'attività di pescaturismo. Durante la presentazione sono state mostrate alcune diapositive delle immagini presenti nella pubblicazione, si tratta di documenti di varie epoche che raccontano, i mezzi, le tecniche e le strutture che venivano costruite a Livorno e provincia per la pesca, per esempio le tonnare dell'Isola d'Elba o quella che era stata costruita vicino al Boccale all'inizio del 1600. Si ricorda, nella pubblicazione, che anche i fossi livornesi erano luogo di pesca e non solo, sugli Scali Manzoni c'era la casina delle ostriche, il luogo in cui viveva il gestore della conserva delle ostriche, che arrivavano dalla Corsica, venivano stabilizzate a Livorno, per poi finire sulle tavole del Granducato o utilizzate dal Granducato per farne omaggio, per esempio alla curia.
Un ulteriore aspetto, tratto distintivo della nostra città, è quello legato all'immigrazione, in questo caso dovuta all'introduzione di nuove tecniche e di nuovi mestieri, un esempio, poco noto, è quello di una comunità venuta a vivere a Livorno da Comacchio, obbligata, pena la morte, a trasferirsi sulle bocche di Stagno, dove impiantarono la tecnica di pesca alla comacchiese composta da una palafitta e da un incannichiato infisso nel fondo dello stagno, costruito a ridosso del fosso navigabile da Pisa e Livorno, l'apparato serviva a permettere l'ingresso ai pesci come le anguille, che per natura da piccole tendono a risalire i corsi d'acqua, ma a ostacolarne l'uscita una volta che sessualmente mature le stesse si fossero dirette verso il mare. L'arrivo nella nostra città di pescatori dalla Liguria e della Campania, fu anche motivo per la costruzione di un villaggio di pescatori a San Jacopo che però non ebbe successo, così come non ne ebbe il primo mercato del pesce, nonostante la legge ne vietasse la vendita in strada, che sorgeva nel quartiere Venezia, vicino al tribunale, là dove oggi c'è la caserma dei vigili del fuoco.
La caparbietà di pescatori arrivati da varie zone di Italia è stata per molti aspetti la fortuna della nostra città e ha contribuito alla crescita e alla varietà del settore ittico, ma è stata anche la causa dell'impoverimento del nostro mare, tecniche come la pesca a bove, fatta da due paranze, ne è un esempio. Questa pubblicazione è unica nel suo genere, come ha ricordato Pacini e sarebbe sicuramente interessante se, come ha auspicato Michele Montanelli, fosse possibile portare avanti questa ricerca o ampliarne alcuni aspetti con altre pubblicazioni similari.


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