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Livorno e la sua storia, una risorsa?

G. Panessa
Posted on 15/11/2012 23:42:26

I quattrocento anni di storia raggiunti nel 2006 potevano costituire una riflessione costruttiva per dar corso a iniziative culturali allora promesse ma mai realizzate. Tranne pochi che si impegnano per far capire come la storia di Livorno sia una risorsa regna fastidio o indifferenza.
Altri sono i problemi: che i beni culturali possano attivare sviluppo è noto ma qui il concetto non attecchisce semmai se si deve spendere meglio l’effimero che un investimento duraturo in cultura. Manca una politica culturale in grado di produrre sviluppo e questo perché non si ha un’idea di cosa è stata veramente la città nel suo periodo d’oro coinciso con il porto franco per 300 anni.
Qui convergevano da ogni dove in particolare dal Nord Europa e dal vicino Oriente, non a caso Livorno è definita dallo storico della Sorbona Dermigny l’Orient rapproché. Le Nazioni dei ricchi mercanti europei e levantini davano un’impronta tutta particolare alla città che divenne anche un modello per paesi emergenti tra le grandi potenze come la Svezia che nel 1720 apri suo primo consolato del Mediterraneo, riconoscendone il ruolo di cerniera tra Oriente e Occidente, proprio qui e inviò nel 1760 un funzionario a studiare le caratteristiche socio-economiche che furono prese a modello per il porto di Marstrand.
La città per lungo tempo con il suo bagno dei forzati e la presenza degli schiavi costituì un punto di riferimento per un’attività che creava un movimento internazionale. Non a caso romanzi francesi del seicento ricordano Livorno nel suo ruolo di mercato di schiavi. Inutile insistere sul richiamo di Livorno per il Levante; per tutti mi riferisco alla tradizione della venuta dell’Icona Mariana di Montenero dall’Egeo o Livorno ‘altra Aleppo’ per il commercio olandese.
Non sto qui a riprendere percorsi che il Pentagono ha ripetutamente presentato sulla ricchezza di aspetti tipici di ciò che resta delle Nazioni di Livorno un istituto che merita ulteriori ricerche e di cui la documentazione dell’ Archivio di Stato che noi vorremmo, in quest’ottica, adeguatamente valorizzato e non depauperato, costituisce un prezioso giacimento culturale. Ma è sul patrimonio monumentale esistente e su quello scomparso che si deve agire con immediatezza se vogliamo trarre il massimo beneficio sia in termini di turismo che in prospettive relazionali. Villa Maurogordato (foto in basso) potrebbe divenire un centro di documentazioni e d’incontri per i paesi che a Livorno furono presenti e lasciarono segni della loro presenza. Ma c’è anche un patrimonio nascosto spirituale e di beni archivistici di tante famiglie, penso al preziosissimo documento della famiglia Mirman, che dovrebbe essere posto al centro di una valorizzazione e non come i pezzi di altari e statue della chiesa armena da 60 anni buttati sul terreno di Villa Fabbricotti di proprietà comunale senza un’indicazione o un nastro di protettivo eloquente espressione del disinteresse e dell’incuria del patrimonio del proprio passato più autentico e originale, autentica risorsa.
Giangiacomo Panessa - Console Onorario della Repubblica Ellenica



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