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Metti una sera a cena... -recensione-

M. Paffetti
Posted on 11/10/2011 12:01:13

Anni di totale abbandono hanno reso inagibile la chiesa della Congregazione Olandese-Alemanna, il degrado nel quale versa la struttura e gli ultimi distacchi di parti dalla facciata (gli scali Olandesi sono infatti stati chiusi al traffico) impongono una mobilitazione generale, è necessario trovare una soluzione in grado di scongiurare il crollo di tutta la struttura che potrebbe avere conseguenze anche drammatiche. Ecco come nasce l’idea di organizzare una cena dibattito alla quale hanno partecipato circa quaranta livornesi, donne e uomini che non vogliono perdere uno dei simboli che rappresentano la storia multiculturale e multireligiosa della nostra città.
Tra i primi interventi quello del prof. Giangiacomo Panessa Console onorario di Grecia e Rappresentante della Chiesa Armena che ha preso le mosse dalla storia della Congregazione Olandese-alemanna, associazione assistenziale per i Fiamminghi nata cattolica nella chiesa della Madonna agli inizi del '600 divenuta calvinista e luterana nel secolo successivo accentuando questa caratteristica con l'afflusso di svizzeri e tedeschi a Livorno. La necessità di spazi condusse alla costruzione della chiesa impostata nell'ultimo periodo lorenese, canto del cigno di Livorno porto franco. La chiesa quindi assurge a testimonianza monumentale insieme con il cimitero, delle nazioni del Nord Europa in quella che gli storici francesi definiscono come Orient rapproché cioè un'enclave levantina in Occidente in quanto punto d'incontro tra Oriente e Nord Europa. La chiesa quindi assume un carattere che trascende l'aspetto meramente religioso se inserita in un percorso che valorizzi la caratteristica storicamente più importante di Livorno come città delle Nazioni in cui si sono sviluppate esperienze anche nell'evoluzione del diritto consolare di grande interesse per le nazioni rappresentate a Livorno. Naturalmente l'esigenza più immediata è quella di salvare la chiesa dalla demolizione operata a danno della chiesa ortodossa della quale manca persino una targa ricordo, e di quella armena a parte la facciata, ma l'esperienza del passato ci rende pessimisti al riguardo. Solo un progetto pensato in grande di cui non solo non esiste traccia ma di cui probabilmente non si vuole neanche parlare e che valorizzi la Livorno delle nazioni potrà attivare energie che attualmente la città non sa o non vuole esprimere.
La signora Teresa Talarico, prendendo spunto dalla sua attività professionale, ha suggerito di trasformare la chiesa in un museo dove conservare e valorizzare il patrimonio artistico livornese, creare cioè uno spazio dove esporre il ricchissimo patrimonio cittadino e con la possibilità di svolgere un’attività anche economica. Un mercato dell’antiquariato (dipinti, sculture, gioielli, vasellame, monete, vecchi libri) potrebbe essere una soluzione in grado di dare una nuova vita alla chiesa.
Il dott. Massimo Sanacore, direttore dell’Archivio di Stato di Livorno, ha informato i presenti che il 18 novembre, nella sala conferenze della Camera di Commercio, si terrà un convegno durante il quale il Sindaco Cosimi conferirà la massima onorificenza cittadina dedicata al ricordo di Paolo Castignoli. Il direttore Sanacore ha annunciato che nel suo intervento “Dal risanamento alla ricostruzione, fra la storia e gli archivi di Livorno” parlerà della ricostruzione che non ha rispettato le volumetrie esistenti e che, con un accordo pubblico privato, ha realizzato in alcuni casi delle vere mostruosità. La conferma è anche nel palazzo di sei piani realizzato dietro la chiesa degli olandesi, le volumetrie circostanti erano del tutto diverse eppure è stato costruito ed è oggi, probabilmente, la causa dei danni che si stanno procurando nella chiesa. Anche la frana del muro del fosso antistante la chiesa potrebbe essere stata determinata dallo smottamento di questo palazzo che poggia, come sappiamo, in una zona realizzata (con materiale di resulta) in seguito alla rettificazione del fosso. Il tempio della Congregazione Olandese-Alemanna fa parte dell’identità storica di Livorno che in questa parte della città è ben rappresentata non solo dalla chiesa (la religione) ma anche dal Mercato Centrale (il commercio), dalla fabbrica del ghiaccio (l’industria) e dalla scuola (la cultura). I quattro elementi che caratterizzano la nostra città.
Infine è intervenuto Ennio Weatherford membro e portavoce della Congregazione Olandese-Alemanna, ed ha ricordato il compianto pastore Mauro Del Nista ed il suo progetto (insieme al Presidente del tribunale Dott. Monteverde) di rilanciare e riproporre la Congregazione delle Fiandre che negli anni si era dispersa.
Del Nista aveva un suo sogno: riconsegnare ai protestanti livornesi la loro Cattedrale. La nostra congregazione, composta da poche persone, non ha le risorse per poter intervenire ed abbiamo perso i contatti che avevamo con le autorità olandesi; in passato l’ambasciatore olandese propose un suo intervento diretto, anche per sollecitare il sistema bancario olandese, purtroppo le istituzioni cittadine non mostrarono allora alcun interesse e neppure volontà di collaborazione.
Oggi la congregazione è favorevole alla costituzione di una Fondazione che, con la partecipazione delle Istituzioni pubbliche e private, possa finalmente restituire ai livornesi non solo un bene monumentale ma anche una parte importante della storia della nostra città.
Weatherford si è detto ottimista per il futuro “oggi c’è molta più attenzione non solo da parte delle Istituzioni ma anche, come vediamo stasera, da parte della società civile".
All'incontro ha preso parte anche l'associazione "Livorno delle Nazioni", Stefano Ceccarini, in rappresentanza dell'associazione Livorno delle Nazioni e del gruppo facebook Salviamo la chiesa degli Olandesi, ha ripercorso con diverse immagini e un suggestivo filmato la storia della Congregazione Olandese-Alemanna, dalle origini fino al declino.
In particolare, è stata posta l'attenzione sullo stato di conservazione e le peculiarità architettoniche del tempio, il quale non solo costituisce espressione tangibile della città cosmopolita, ma rappresenta un unicum nel panorama livornese dell'Ottocento.




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