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La Corte Europea ed il Crocifisso nelle scuole

A. Dechecchi
Posted on 12/08/2009 21:55:39







Supponiamo che il popolo italiano sia chiamato a votare sulla presenza o meno del Crocifisso nelle scuole e negli altri luoghi pubblici in cui è presente.
Una parte dirà si, un’altra no, chi ha la maggioranza fa scaturire la legge da applicare, chi ha la minoranza si adegua. Oggi il Crocifisso sembra essere lì per Decreto Regio del 1859 e per altri regolamenti del 1924 e 1927 sugli arredi scolastici.
Se una minoranza che vive nel nostro paese vuole abolirne l’esposizione, allora percorra questa strada, magari attraverso un referendum, come per tanti altri quesiti sottoposti al parere dei cittadini.
Ma io ritengo che non possa essere un Tribunale Amministrativo, ancorché la Corte Suprema di Strasburgo, a sovvertire la storia e le tradizioni di un paese su richiesta di un singolo cittadino.
Ci mancherebbe altro!
Chiunque sarebbe in grado di innescare dirompenti meccanismi a catena e, con l’idea di essere leso nei diritti umani, crearsi un suo diritto personale di comodo. E’ evidente che la questione sul tappeto è organizzata a tavolino ed ha lo scopo di minare le radici cattoliche del nostro paese e se possibile, ancor più, di ridurre la nostra sovranità nazionale.
Ma ben venga il confronto, al quale non ci si deve sottrarre, così come fece l’ Uomo del Crocifisso, Gesù Cristo.
Questa non è una questione nuova, e parte dalla vicenda di Adel Smith, italianissimo musulmano e dalla conseguente sentenza del tribunale dell’Aquila, che per prima ordina la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche. Ma la decisione del Consiglio di Stato n. 556 del 13 febbraio 2006, che respinge il ricorso della cittadina finlandese (la promotrice dell’attuale ricorso), oltre a trovare le ragioni amministrative per cui il Crocifisso può stare nelle aule ed in altri luoghi non religiosi, ne ribadisce anche la legittimità Costituzionale, che era stata una delle motivazioni della sentenza del Tribunale dell’Aquila. In merito a quei valori che stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro vivere civile la sentenza dice:
“ … in tal senso ( ndr. Il Crocifisso) potrà svolgere, anche in un orizzonte laico, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni. “
Insomma, se il Crocifisso si trova in luogo di culto si tratta di un simbolo religioso, all’ esterno può ancora esserlo per i credenti, ma per tutti
“credenti e non credenti “ la sua esposizione sarà giustificata al pari di ogni simbolo, che in forma sintetica, immediatamente percepibile ed intuibile, rappresenti e richiami valori civilmente rilevanti. Della sentenza, molto articolata, mi sembra inoltre opportuno sottolineare ancora quanto segue: “ … la laicità … non si realizza in termini costanti ed uniformi nei diversi paesi, ma pur all’interno della medesima civiltà è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato …”. La Corte di Strasburgo, quindi non solo esprime una sentenza, certamente di pregiudizio e pertanto errata, ma apre un conflitto con il nostro Consiglio di Stato, al quale attribuisce sovranità limitata. E’ passato tanto tempo da quando frequentavo la scuola e non ricordo niente di simile.
Forse noi, che non sollevavano questi problemi, e le nostre famiglie eravamo lesi nei nostri diritti e nelle nostre libertà e non lo sapevamo. Quanti di noi sono cresciuti oppressi, frustrati o condizionati dalla presenza nelle aule del Crocifisso? Penso che oggi ci sia davvero da sentirsi lesi da chi, attraverso radicalismi intransigenti, cerca di imporre la propria visione del mondo come avviene in tante culture diverse dalla nostra, in cui le libertà personali sono davvero limitate. Infine la mia testimonianza personale: il Crocifisso che conta è quello che si porta dentro. Non siamo noi a stare con il Crocifisso è Lui a stare con noi.






La Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, all’unanimità dei giudici componenti, nella decisione n. 30814/06, del 3 novembre 2009, ha condannato lo Stato Italiano per la violazione dell’art. 2, del protocollo n. 1, rivisto nel combinato disposto con l’art. 9, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".
I sette componenti della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni o gli atei.
L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche comporta la violazione del dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell'esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell'istruzione, violando il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o non credere.
Lo Stato italiano ha presentato ricorso.



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