web-page inserita da:  Stefano Ceccaribi | stefanoceccarini@libero.it


La città scomparsa: il Teatro San Marco

             

La città scomparsa:  il Teatro San Marco
Sul finire del Settecento, per far fronte alla pressante domanda di terreni edificabili all’interno della città , alcuni commercianti ebbero il permesso di costruire i propri magazzini nell’area del Rivellino di San Marco, nei pressi della Venezia Nuova. Pochi anni dopo, i medesimi terreni furono oggetto di un piano di urbanizzazione che ortò alla formazione di un vero e proprio quartiere; a completamento del nuovo insediamento furono costruiti uno tabilimento di bagni pubblici ed un teatro.
Il teatro, originariamente intitolato a Carlo Lodovico e comunemente noto col nome di San Marco, fu innalzato un progetto di Salvatore Piccioli e Gaspero Pampaloni a partire dal 1803. La solenne inaugurazione si tenne il 27 aprile del 1806 con la rappresentazione de I Baccanali di Roma, un’opera musicata da Stefano Pavesi su libretto di Leonardo Buonavoglia; il richiamo fu tanto che alla cerimonia partecipò anche la regina Maria Luisa di Borbone, reggente al Regno d’Etruria.
La sua costruzione si inseriva peraltro in un contesto di grande dinamismo culturale ed artistico: infatti, solo pochi anni prima era stato inaugurato il Teatro degli Avvalorati (1782), edificato in sostituzione del seicentesco “Stanzone delle Commedie” e precursore di una serie di grandi spazi teatrali che, intorno alla metà dell’ Ottocento, troveranno l’apice nella fabbrica dell’imponente Teatro Goldoni.
In questo clima di rinnovamento, numerosi pittori e decoratori lasciarono tracce del loro passaggio a Livorno: così, mentre il giovane Antonio Niccolini (futuro progettista del San Carlo di Napoli) e Giuseppe Maria Terreni furono incaricati di rinnovare le pitture del Teatro degli Avvalorati, al celebre Luigi Ademollo fu commissionato il ricco apparato decorativo del San Marco.
Coadiuvato da Luigi Tasca per le parti ornamentali, l’Ademollo impresse al teatro un carattere decisamente neoclassico: sui parapetti dei palchetti eseguì ventiquattro episodi dell’Iliade e nel sipario immortalò il Trionfo di Cesare su re Farnace.
Inoltre, di rilevanza simbolica era il dipinto del Carro di Apollo per il soffitto della sala, dove l’Aurora era metafora dell’inizio di una nuova epoca e le Ore, figure della mitologia greca e romana, alludevano al fermarsi del tempo durante la rappresentazione teatrale; sempre dell’Ademollo era un grande arazzo collocato nell’attiguo Casino dell’Accademia dei Floridi, raffigurante il popolo dei Lapiti durante il combattimento con i Centauri.
Di notevole impatto architettonico era anche la facciata principale, della quale restano rarissime testimonianze iconografiche: l’ingresso era sottolineato da un portico con colonne ioniche e, alla sommità, la parte centrale era chiusa da un semplice frontone. Il portico precedeva un elegante vestibolo, alla cui destra si trovava l’accesso alla platea.
La sala, a pianta ellittica, misurava 19 metri di lunghezza e 17,5 metri di larghezza; vi erano 136 palchetti, disposti su cinque ordini e sormontati da un loggione.
Emblematico è il giudizio espresso da Pietro Volpi nella sua Guida del Forestiere per la città e contorni di Livorno (1846): “Esso può annoverarsi tra i più grandi teatri d’Italia,  e può senza dubbio proclamarsi il più armonioso”.
Tuttavia, dopo un periodo di grande fortuna, il San Marco andò incontro ad un lento decadimento e fu messo in vendita; nel 1848 il complesso fu acquistato dalla Nuova Accademia dei Floridi e al contempo furono portati avanti importanti lavori di restauro ad opera dell’architetto Giuseppe Cappellini, già autore del Teatro Goldoni (1843-1847).
Ciò nonostante, nella seconda metà dello stesso secolo, l’attività del teatro subì un’ulteriore crisi e l’immobile, nuovamente degradato, fu messo in vendita nel 1883; più tardi, nel corso della prima guerra mondiale, fu ridotto a magazzino per l’esercito e danneggiato dai soldati di stanza nell’edificio. Nonostante le copiose infiltrazioni d’acqua, nel 1921 il San Marco ospitò il congresso costitutivo del Partito Comunista d’Italia; a questo evento fece finalmente seguito il restauro della struttura, che, probabilmente grazie al carattere “romano” delle sue decorazioni, tornò in auge con il regime fascista.  
Purtroppo, i bombardamenti della seconda guerra mondiale cancellarono gran parte di questo storico complesso: i suoi resti, ulteriormente demoliti nel dopoguerra, furono in seguito integrati in un moderno edificio scolastico. Eppure, del glorioso Carlo Lodovico restano ancora oggi segni evidenti nella toponomastica del quartiere San Marco: gli Scali del Teatro, la Via dei Floridi e la Via del Casino testimoniano l’importanza di quello che fu il più bel teatro di Livorno.

 

Bibliografia
* La fabbrica del «Goldoni». Architettura e cultura teatrale a Livorno (1658-1847), Venezia 1989.
* G. Micheletti, Giuseppe Cappellini architetto livornese, 1812-1876, in CN Comune Notizie, n° 23 - dicembre 1997, pp. 31-48.
* G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dintorni di Livorno, Livorno 1903.
* P. Volpi, Guida del Forestiere per la città e contorni di Livorno, Livorno 1846.     
Stefano Ceccarini,
stefanoceccarini@libero.it


INDIETRO/BACK
Legblu WebMaster 1999/2003 ® Tutti i diritti riservati