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Il Museo Scomparso: dubbi e riserve ... |
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Il museo Civico Archeologico Numismatico di Livorno, inaugurato nel 1896, imballato e messo in sicurezza durante la seconda guerra mondiale, attualmente giacente in qualche deposito imprecisato, conteneva oltre ai reperti illustrati nei precedenti articoli, dei falsi. Infatti una parte della raccolta Chiellini, il fondatore del museo, era costituita da falsificazioni, come monete greche e romane fuse invece che battute, e da creazioni cervellotiche ed estrose. Addirittura su queste sono incisi segni alfabetici di una sconosciuta e impossibile lingua scritta. Il maggior collaboratore del Chiellini, nella sua attività di collezione, era il giovane carpentiere Vincenzo Valchierotti. Chiellini, da vero collezionista, non andava quasi mai personalmente a cercare nelle campagne o ad assistere a scavi e lavori agricoli; egli si fidava ciecamente del Valchierotti. Costui fra il 1882 e il 1883 gli andò procurando innumerevoli pezzi, vari e fantasiosi, di terracotta, di bronzo, di ferro, quasi tutti recanti iscritti i misteriosi e variabilissimi segni del nuovo sconosciuto alfabeto. È noto a questo proposito che il collezionista pagava qualcosa, anche se poco, per ogni singolo pezzo. Un contadino, che tentò di entrare nell’affare, fabbricando oggetti di terracotta da rifilare al Chiellini, fu rapidamente scoperto e svergognato. Tutti questi pezzi provenivano, secondo il Valchierotti, dal fondo Sambaldi (Santo Stefano ai Lupi, periferia nord di Livorno) e dalle immediate vicinanze, trovati in superficie o quasi, da lui stesso o dai contadini del posto ma da lui recuperati. Chiunque visitasse la collezione, avanzava dubbi e riserve su questi oggetti, anche se, di fronte al Chiellini, nessuno ebbe mai il coraggio di dire chiaramente che si trattava di una truffa. Così il Chiellini andava avanti nella raccolta, mantenendo assoluta fiducia nel Valchierotti. Una delle principali obiezioni che i visitatori, un minimo critici, ponevano per questi oggetti iscritti era il fatto che tali segni emergevano soltanto allora e soltanto in un posto limitato. Ma nel 1883, su alcuni vasi villanoviani, raccolti a Quercianella molti anni prima e pervenuti allora in mano del Chiellini a seguito di donazione, furono scoperti graffiti analoghi sul fondo. Poteva essere una prova dell’autenticità dei graffiti, se non fosse stato che la persona incaricata di andare a prendere i vasi nella villa Gower per portarli dal Chiellini era proprio Vincenzo Valchierotti. Così quei segni, mai visti prima, vengono notati ed esibiti dal Chiellini a tutti i visitatori della sua collezione. Per risolvere il problema e dare una interpretazione univoca ai reperti e ai graffiti, fu consultato il professor Astorre Pellegrini, linguista di una certa notorietà. Costui disegnò, sembra, 43 tavole di molti pezzi della collezione, di cui 12 relative ai pezzi con le iscrizioni impossibili. Queste ultime 12 tavole, riprodotte a stampa, furono inviate a molti studiosi, archeologi e linguisti, sia in Italia sia all’estero. Gli studiosi italiani consultati fornirono le interpretazioni più varie: pur esprimendo quasi tutti grossi dubbi, nessuno ebbe il coraggio di bollare i pezzi come falsi, arrivando a scervellarsi per trovare possibili spiegazioni, fino ad ipotizzare sette segrete o massoniche alla base di quelle produzioni. In Francia invece, chi le vide, come il famoso Ernesto Renan, autore della Vita di Gesù, le qualificò come falsi smaccati. È riportato anche che, presentate le tavole in un gruppo di archeologi all’università di Oxford, tutti scoppiarono subito in fragorose risate. Astorre Pellegrini, dopo aver studiato le iscrizioni marmoree della collezione, disquisì a lungo su di esse in uno scritto del 1883, riportando anche le molteplici risposte ottenute dal Chiellini in merito. Egli dimostra fuor da ogni dubbio che non poteva trattarsi di nessuna lingua dell’antichità, anche se sconosciuta, avanzando forti sospetti di falso. Ma in conclusione, di fronte all’evidente buona fede del Chiellini e alla “insospettabilità” del Valchierotti, arriva quasi ad accettare la tesi di una setta segreta, molto recente, che aveva avuto sede nel fondo Sambaldi o che qui aveva nascosto o scaricato molti suoi oggetti cerimoniali. Il Chiellini, comunque, mai scosso nella sua fiducia nel Valchierotti, arrivò ad assumerlo stabilmente, perché continuasse a girare per le campagne in cerca di reperti e per acquisire quelli trovati dai contadini. La paga mensile era di 14 lire. Sembra che da quando il Valchierotti fu assunto e non più pagato un tanto al pezzo, i ritrovamenti dei reperti “impossibili” cessarono. Secondo un recente articolo a firma dell’architetto Giampaolo Trotta, pubblicato nella rivista dell’Associazione dei Lavoratori Comunali di Livorno, “Il Caffè”, n. 22 del 2004, tutti i pezzi procurati dal Valchierotti sono scomparsi da Livorno, senza che si sappia né quando né perché: eppure l’Autore qualcosa dovrebbe sapere, dato che nell’introduzione all’articolo in questione egli viene qualificato come “Collaboratore della Sovrintendeza di Pisa”. In effetti circolano voci in Livorno, secondo le quali i pezzi in questione sarebbero stati inviati a Firenze, in epoca imprecisata, e mai più tornati. |