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Il palazzo del Monte Pio (1706)


Il Marchese Marco Alessandro Dal Borro, illustre governatore militare e civile della città di Livorno dal 1678 al 1701, realizza le nuove fortificazioni settentrionali della città: il Forte S. Pietro d’Alcantara, sulla prima pietra, posta solennemente dallo stesso Dal Borro il 14 agosto 1682, furono racchiuse tre medaglie, una d’oro, una d’argento ed una di bronzo con l’effigie del granduca Cosimo III da un lato e l’incisione “Hetruscorum securitati propugnacolum, 1682” dall’altro, e il Rivellino San Marco, quest’ultima costruzione si prolungò sino ai primi anni ’90 e completò il sistema della fortificazioni settentrionali delle città permettendo così lo smantellamento della grande Fortezza nuova (la demolizione venne ordinata dal Governatore Dal Borro nel marzo del 1695).

 

Sulle nuove aeree, ottenute dall’ab-battimento della Fortezza, viene disegnato il secondo accrescimento della Venezia nuova: un’isola attorno alla quale scorrono i canali ottenuti dal restringimento e dalla congiunzione dei fossi militari. Per lo sviluppo degli spazi prima occupati dal baluardo piccolo della Fortezza nuova il progetto Dal Borro, prevede la divisione in lotti dell’area, e al fine di attirare la popolazione di Livorno in questa nuova parte della città Dal Borro prevede anche la realizzazione della nuova pescheria della città e la nuova sede del palazzo del Monte Pio (lo sviluppo delle attività del Monte rendevano oramai del tutto inadeguati i locali di Piazza d’Arme).

Il Monte dei Pegni a Livorno  era stato istituito nei primi anni del XVII secolo in seguito alla chiusura del Banco dei Prestiti tenuto dagli Ebrei.

Il Banco dei Prestiti era stato fondato nel 1598, dai fratelli Daniel e Mosé Cordovero due mercanti spagnoli di Castiglia, con l’approvazione del Granduca Ferdinando I.

Il Granduca impose l’obbligo di “prestare nel medesimo modo che fa il Monte di Pisa et osservare in tutto e per tutto li capitoli di detto Monte..”

Il rispetto degli Statuti del Monte Pio di Pisa, significava però per i fratelli Cordovero dover essere sempre pronti a modificare le regole riguardo la tenuta dei libri contabili, gli oggetti

che si potevano accettare in pegno, la durata massima del prestito e del tasso di interesse.

Per liberarsi di questi obblighi i due fratelli Cordovero chiesero e ottennero con una trattativa nuove norme granducali a cui sottoporre il banco di Livorno, il nuovo regolamento  comprendeva sia le caratteristiche dei tradizionali Banchi Ebraici (di cui manteneva l’aspetto e la sostanza dell’impresa privata) sia le caratteristiche dei Monti di Pietà Cristiana (basti pensare la ridotto tasso di interesse praticato ai residenti).

Alla morte di Ferdinando I e col  mutare della situazione politica e religiosa, anche a Livorno  si sviluppò una pericolosa intolleranza anti ebraica, e il 28 marzo 1613 il Consiglio della Comunità di Livorno chiese con una supplica al Granduca la chiusura del Banco dei Prestiti e l’apertura anche Livorno di un Monte Pio.

Due anni dopo (marzo 1615) il giovane Ferdinando II, guidato dalle due tutrici (la madre Maria d’Austria e la nonna Maria Cristina di Lorena), accolse la supplica ordinando la chiusura il Banco degli Ebrei e la realizzazione del Monte Pio di  Livorno. 

La prima sede del Monte fu in via del Monte nel quartiere di Santa Giulia e successivamente il Monte si spostò sull’angolo della Piazza d’Armi (oggi p.zza Grande) ma il continuo aumento del volume del lavoro del Monte creò problemi di spazio difficilmente risolvibili  che portarono perciò alla decisione di costruire una nuova sede.

La scelta del sito sul quale costruire la nuova sede del Monte Pio fu motivo di forte contrasto tra i rappresentanti della comunità di Livorno  (la Magistratura Civica) e l’autorità centrale di Firenze (il Magistrato dei Nove).

Il 17 ottobre 1699 i rappresentanti della Comunità di Livorno chiesero con una supplica al Granduca che nel sito del porticciolo interrato fosse costruito un nuovo edificio che accogliesse al suo interno la nuova sede del  Monte Pio, lo stesso anno per dare esito al progetto furono acquistate 4.000 braccia quadrate della stessa area e all’ingegner Ciaccheri fu dato l’ incaricato di progettare il nuovo edificio.

Il Magistrato dei Nove voleva invece che il nuovo Monte sorgesse nel nuovo accrescimento della Venezia, sia per dar impulso alle nuove lottizzazioni sia perché non si voleva dare troppo risalto all’edificio ed alla istituzione.

 

L’ultimo tentativo della Comunità di Livorno per convincere il Granducato avviene il 9 settembre 1701 con una relazione in cui si illustrano i motivi per cui il sito nella piazza d’arme sia ritenuto poco adatto alla nuova fabbrica:

“.. che il più comodo e plausibile sia il già ideato e concesso  dalla beningnità posto in fondo alla piazza maggiore in prospettiva di questo Duomo, dove era il porticciolo dei navicelli non solo per ogni capacità, ed  il più proprio per la comodità dell’impegni ed alla sicurezza della roba, che in tanta quantità, e si valuta di conservare nel Monte Pio, ma è più il decoroso e plausibile, atteso che resterebbe nella miglior facciata dalla più bella piazza di Livorno, terminerebbe l’architettura della medesima piazza, e cadrebbe a questa città un grande adornamento, e vaghezza   ogni altro sito decade da questo per ogni riflessone, come si è detto, ma specialmente ha molte particolari eccezioni quelli, che si sente proprio nella strada dal Borro. Perché in primo luogo essendo in posizione remota, e corrispondendo ai fossi, ove praticano continuamente navicellai potrebbero facilmente seguire molti sconcerti di trafugamenti di pegni tanto più che ai Monti sogliono andare a impegnare donne e uomini di poca qualità e di non troppo buono nome, che facilmente possono accordarsi e farne seguire i detti ad altri considerevoli sconcerti.”   (A.S. Li - Repertorio Generale dei Partiti Magistrali).

Purtroppo la rivalità mai cessata tra la Comunità di Livorno e l’autorità centrale di Firenze fu vinta da questi ultimi e il Granduca,  il 23 settembre 1701, ordinò la costruzione della nuova fabbrica in via Borro accanto alla casa Pigliù (lo stesso Pigliù nei primi mesi del 1704 fece istanza al Monte di essere pagato per “l’appoggio al muro” concesso alla nuova fabbrica) e affidò il progetto nuovamente all’ingegner Ciaccheri.

La nuova fabbrica avrebbe accolto esclusivamente la sede del Monte Pio e avrebbe dovuto essere realizzata in pochi anni e con minor spesa possibile.

I lavori terminarono nel 1710 ma già nel 1706 il palazzo entrò in funzione la nuova sede del Monte si componeva di tre piani con soffitte, al piano terreno gli uffici, gli archivi e le varie stanze per il deposito dei preziosi nei piani superiori, appartamenti dati in uso ai ministri dell’istituzione e sul lato del fosso tre magazzini sotterranei. La facciata su Via Borra è in sintonia con quelle dei ricchi palazzi adiacenti, che ren-devano la strada una delle più signorili della città (questo im-portante edificio esiste ancora oggi ed è la sede della Cassa di Risparmi di Livorno Sezione Pegno).

La nuova sede risultò per quei tempi un po’ decentrata fu così che nel 1707 il Monte decise di istituire un servizio di vetturini.

L’istituzione venne giustificata nel voler venire incontro a quei cittadini che si vergognavano ad andare personalmente al Monte, mentre in realtà  i montini non erano altro che sportelli decentrati del Monte.

 


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