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Il Pentagono - Settembre 07
Il tesoretto
Se dovessi descrivere Livorno nello stile dei viaggiatori dell’ 800 potrei farlo così: << Livorno è una bella città, non tanto, come comunemente si intende, dal punto di vista monumentale, ma soprattutto dal punto di vista naturale ed ambientale. Mare e colline che si fondono, clima mite d’ inverno e non particolarmente afoso d’ estate. Ricca di parchi e giardini, città di dimensioni non eccessive, dove tutto è a portata di mano, dove la vita non è stressante. E poi, in una posizione geografica che con piccoli spostamenti consente di andare dappertutto, per terra e per mare (oggi, nel terzo millennio, anche per cielo). Cosa volere di più? >> Io che livornese non sono, ho deciso di stabilirmi qui e mi sono ambientato al punto da accettare di partecipare attivamente all’ amministrazione di questa città. Cosicché, oggi mi ritrovo, ovviamente insieme ad altri con responsabilità ben maggiori della mia, in mano un patrimonio importante, e come si deve fare in questi casi, il patrimonio deve essere conservato, se possibile valorizzato, altrimenti inesorabilmente si consuma in tempi più o meno brevi. Inquadrato il problema vorrei cercare di ragionarci su, evitando se mi riesce di cadere nella retorica, per capire cosa ci aspetti. Sempre che si sia convinti che questo patrimonio davvero esista. Sono arrivato a Livorno nel 1967 per frequentare l’ Accademia Navale e lì ho imparato per prima cosa a tutelare i beni e i valori esistenti. La disciplina impostaci era finalizzata al rispetto reciproco di chi vive in un ambito comune, al rispetto del patrimonio a disposizione di tutti, alla sua conservazione, al valore delle piccole economie su vasta scala. Cioè, per farmi capire meglio, la cicca andava buttata nel posa cenere, le carte nei cestini dei rifiuti, le scarpe te le dovevi pulire, i locali igienici e le docce li dovevi utilizzare come si deve, il lavandino assegnatoti doveva essere tenuto sempre in ordine con l’ asciugamano piegato secondo un certo criterio e così via. Era difficile insegnare a ragazzi esuberanti come si è a 20 anni, tutto ciò, ma l’ obbedienza, pena la punizione, a volte anche ingiusta, faceva sì che ciò diventasse metodo, abitudine, solidarietà condivisa, spirito di squadra.
Come avremmo fatto sennò ad andare a bordo delle navi, a gestire quel complesso di cose delicatissimo che si chiama nave e dal quale, in navigazione non si poteva scendere? Così negli anni, il patrimonio Accademia Navale si è conservato, non so dire se si sia valorizzato, ma certamente è oggi adeguato ai tempi, nonostante che le esigenze, i costi e la società in 40 anni siano profondamente cambiati. Noi eravamo consapevoli e convinti del “tesoretto” che avevamo in mano e per noi era naturale tenere un comportamento che fosse anche d’ esempio ai più giovani. Ora, questa similitudine potrebbe valere anche per l’ intera Livorno? Ecco, io vorrei innanzitutto chiedere ai livornesi se sono d’ accordo sulla premessa, se pensano o no di aver un “tesoretto” tra le mani. Perché i segnali sono contraddittori e non univoci. E se si rivelasse poi che questa consapevolezza esiste vorrei capire cosa pensano e cioè: primo, se valorizzarlo, conservarlo o sperperarlo, secondo, qualora si escluda la terza ipotesi, come si debba fare ed a chi ne competa la conservazione o la valorizzazione. Tutto questo discorso per dire che io qualche preoccupazione ce l’ ho, perché assisto a comportamenti che non mi sembra dimostrino la volontà dei cittadini di voler partecipare attivamente alla conservazione e valorizzazione della città e deleghino un po’ troppo tutto all’ amministrazione, con aspettative legittime, in teoria, ma non corrette, in pratica. E’, infatti, legittimo aspettarsi servizi efficienti nella pulizia, nella raccolta dei rifiuti, nella manutenzione, ma sarebbe corretto valutare i costi necessari per ottenere i risultati attesi. Un piccolo bilancio, come quello di questa città, una volta depurato dalle spese per l’ amministrazione, per i servizi, per il sociale, per la scuola lascia ben poco spazio a quelle per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Cioè le risorse non sono sufficienti, senza interventi sulle entrate, a conservare questo “tesoretto” che è stato affidato dalla natura ai livornesi senza l’ assunzione da parte di tutti di convinto rispetto reciproco e per l’ambiente in cui vivono. In quest’ ottica vorrei richiamare quel concetto di piccole economie e grande collaborazione di cui parlavo ricordando i miei anni di frequentatore dell’ Accademia. L’ abitudine ad un’ autodisciplina, che, a guardarsi intorno e ad osservare i comportamenti, i livornesi sembrano non avere. E’ come se, non me ne voglia nessuno, la gran parte vivano beatamente i piaceri che la città offre, quasi inconsapevoli del rischio di esaurire questo “tesoretto”, se si fa largo l’ idea che sia sempre qualcun altro a dover fare quello che ciascuno dovrebbe fare. Risparmio al lettore l’ elenco di tutte le critiche che piovono dai cittadini sulle cose che non vanno. Ma se questo è positivo perché significa che la gente si accorge del degrado di varie zone della città, perché non cominciare a chiedersi: ed io cosa posso fare? Per rispondere anche alle prese di posizione di chi chiede che i comportamenti virtuosi siano imposti con la forza: con la forza sì ma della persuasione e del buon esempio.
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