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Il Pentagono - Agosto 2007

Una rara immagine di P.zza V. Emanuele II. La foto mostra il palazzo della Dogana (oggi sede della Camera di Commercio), a sinistra il palazzo della Prefettura ed al centro l’ospedale di Livorno con la sua farmacia: RR SPEDALI - FARMACIA la farmacia del l’ospedale). Intorno agli anni ’30, con la demolizione dell’ospedale S. Antonio, la farmacia fu trasferita nel palazzo della Prefettura. Le bombe della II guerra mondiale distrussero anche questo palazzo e la farmacia dell’ospedale fu ancora una volta trasferita in via Cogorano, sua sede attuale.
La costruzione della nuova città di Livorno inizia nel marzo del 1577 con la posa della prima pietra al baluardo S. Francesco. Contemporaneamente alla realizzazione delle fortificazioni viene anche progettata la città all’interno del pentagono Buontalenti: le strade, i palazzi, le piazze. Le direttive del Granduca impongono una piazza al centro della città, nasce Piazza D’Arme (chiamata poi Piazza Napoleone sotto l’occupazione francese quindi Piazza Vittorio Emanuele II durante il Regno d’Italia, ed infine Piazza Grande con l’avvento della Repubblica). Il programma del granduca Ferdinando prevedeva una piazza al centro della città pensata non solo in risposta delle esigenze militari ma anche qualificata in senso civile e religioso con la costruzione della nuova chiesa di Livorno. E’ sempre Bernardo Buontalenti, nel 1594, a realizzare il primo progetto della Chiesa, del convento, e del portico che chiude la facciata e si prolunga su entrambi i fianchi della piazza. Nello stesso anno l’Ufficio della Fabbrica di Livorno, da cui dipende qualsiasi intervento da realizzarsi nella nuova città, dichiara che i lavori saranno diretti da don Giovanni dei Medici. Il progetto di Buontalenti viene modificato da Alessandro Pieroni “Ingegnere dell’Illustrissimo Sig. don Giovanni”, il progetto della costruzione del convento che faceva parte del programma iniziale del granduca viene abbandonato, l’aula della chiesa viene prolungata così da consentire l’apertura di due porte laterali e all’esterno vengono realizzate quattro logge, quando l’architetto A. Pieroni portò il disegno definitivo al granduca Ferdinando I si sentì dire: ”O che credevi di fare il duomo di Firenze ?”, al che saggiamente rispose: “Altezza, le opere pubbliche non sono mai troppo grandi." Il 18 giugno 1581 fu posta la prima pietra e l’esecuzione del progetto fu affidata ad Antonio Cantagallina e tra il 1599 e il 1602 il Duomo viene completato. Il 19 febbraio 1606 il monsignor Nunzio Antonio Grimani solennemente lo consacrò dedicandolo a San Francesco d’Assisi. Nel 1663 fu messo in cima alla facciata un orologio e vi rimase fino al 1856 anno in cui la facciata e il portico furono rinnovati e il nuovo orologio fu messo nel campanile. La caratterizzazione della piazza come centro religioso viene rafforzata con l’edificazione di due oratori officiati da importanti confraternite: la Misericordia (1596) che si occupava della sepoltura dei morti e dell’assistenza ai condannati, e il SS. Sacramento e Santa Giulia, la più antica della città (1603). Altri importanti palazzi vennero costruiti nella piazza, sotto i portici della “Gran Guardia” aveva sede la Questura, più avanti, Antonio Cantagallina realizzò per ordine del granduca il Palazzo dei Principi Forestieri poi Palazzo Granducale (1605), sul lato opposto fu edificata la sede della Dogana, su disegni di Annibale Cecchi da Pescia (1647/48) questo palazzo esiste tutt’oggi ed è sede della Camera di Commercio, accanto fu costruito il palazzo del Governatore, denominato Palazzo Pretorio, edificato nel 1608 come residenza del Governatore ingrandito nel 1640, aveva un solo piano col terrazzo e sopra un mezzanino. Di fronte alla Cattedrale si trovava il “Porticciolo de’ Genovesi” luogo nel quale si espletavano le formalità doganali (il palazzo della Dogana era proprio accanto). Alla fine del secolo XVII l’utilità del porticciolo appariva armai ridotta, la riforma del 1676 che creava il porto franco imponeva il pagamento dello stallaggio in ragione del numero dei collo rendendo quindi inutile il riconoscimento delle merci che veniva fatto nel porticciolo dai funzionari della Dogana. Il porticciolo era spesso ripieno di immondizie, saltuariamente usato come scarico per le fogne e fonte di cattivo odore, si giunge così alla inevitabile decisione , nel 1698, dell’interramento del bacino. Molteplici furono le richieste di poter ottenere l’area ricavata dall’interramento del porticciolo, una prima richiesta venne dai Monti Pii: “ più sicuro decoroso e plausibile, atteso che resterebbe nella migliore facciata della più bella piazza di Livorno, terminerebbe l’architettura della medesima
piazza causerebbe a questa città un grande ornamento e vaghezza”, intervenne però l’autorità granducale, la quale valutando negativamente le pretese di espansione della Comunità, interruppe il progetto dei Monti Pii. Anche la nazione Armena, ritenendo di poter ottenere in dono il terreno, avanza la propria candidatura per costruire qui un edificio religioso, successiva-mente gli Armeni ripiegheranno per volontà del granduca sull’orto della chiesa della Madonna , in via della Madonna, già di loro proprietà. Il progetto definitivo per il completamento della Piazza D’Arme arriva direttamente da Firenze e viene attribuito allo scultore e architetto granducale Giovan Battista Foggini : “Il Sig. Gio. Batta. Foggini celebre scultore ed architetto granducale”. Nel progetto denominato dei “Tre Palazzi” viene impostata non soltanto la facciata fatta con “ornamento e simmetria” ma anche la suddivisione interna: tre case sulla piazza D’Arme e due dalla parte di dietro, sul fosso. Purtroppo anche questa costruzione, come tutte le altre, con eccezione della Dogana, è stata distrutta dagli eventi bellici dell’ultima guerra.
Oggi il portico degli “Sproni”, è l’unico rimasto dei quattro, gli altri, andati purtroppo perduti con i bombardamenti dell’ultima guerra, erano denominati della Tromba, logge del Diacciaio e infine logge della Gran Guardia, nome derivato da un corpo di guardia ivi esistente, sotto questi portici aveva anche sede la Questura.

Le logge chiamate “Logge del Diaccio” nome derivato da una antica rivendita di ghiaccio, dal lato opposto si vede l’imbocco delle “Logge del Tromba” poiché fin dalla prima metà del ‘600 vi si svolgeva l’asta dei corpi del reato, di merci sequestrate o scampate ai naufragi e l’asta veniva appunto annunciata da squilli di tromba, questi portici presero poi il nome di Logge del Cacialli. Le armoniose logge disegnate da Alessandro Pieroni furono ultimante nel 1605, le colonne e gli ornati degli archi e delle finestre sono di marmo dei monti pisani, sull’architrave delle finestre si leggeva “Fer. M.M. D. Etr.”
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BIBLIOGRAFIA: D. Matteoni, Le città nella storia d'Italia. Livorno, Roma-Bari, Laterza, 1988 (2 ed.). G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno, Tip. G. Fabbreschi, 1903 (rist. anast. Bologna, Forni, 1981).
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