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LA GRANDE LEZIONE DI DON VINCENZO SAVIO

 

A   cinque anni dalla morte, Mons. Vincenzo Savio (1944-2004) ha lasciato una eredità impegnativa per una Chiesa che voglia essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’ unità del genere umano” (Lumen Gentium 1).

 

“Un Volto. Dall’eterno si prolunga nei miei piccoli giorni. Un volto. Un Dio che ha cercato l’uomo./ I suoi occhi. Dio ne ha fatto il luogo dell’accoglienza e della tenerezza./ Le sue lacrime. Scendono su un corpo fatto di faticosa speranza, in attesa di trasformarsi nella risurrezione./ Labbra. Pronunciano, fino all’ultimo istante la parola di vita del verbo di Dio: lo Spirito, da lui effuso, che sempre opera per mettere nel cuore del mondo la certezza che dall’Eterno proveniamo, che nell’Eterno sarà il nostro incontro con Lui. Un volto che parla di tutti i volti che cercano e desiderano la redenzione. E son certo che in Te l‘hanno trovata. Sei Tu la nostra salvezza”.

Così pregava il Vescovo Vincenzo Savio davanti al Volto del Redentore dipinto dal Beato Angelico, che aveva  voluto fosse esposto nella chiesa di San Rocco a Belluno.

Parole di grande intensità, di abbandono profondo alla misericordia di Dio consapevole del suo imminente incontro con il Cristo risorto. Quel Cristo a cui aveva dedicato radicalmente  tutta la sua vita ispirandosi agli insegnamenti di san Francesco di Sales. Parole lasciate in eredità al suo gregge  perché ciascuno potesse meditarle in cuor suo, alla riscoperta del vero volto di Cristo. Quel volto spesso dimenticato, non conosciuto, in un tempo  in cui Dio sembra essere stato messo in disparte dalla storia degli uomini.

 
Il Vescovo Savio è stato un Pastore tanto amato. Un uomo buono, grande ed umile. Un uomo capace di sorprendere fino alla fine della sua vita terrena con gesti significativi. La sua figura e la sua opera sono  memoria viva in tanti cristiani che hanno avuto la gioia di lavorare con lui, di incontrarlo, di incrociare la sua cristallina e travolgente testimonianza del Cristo Risorto. L'impronta che ha lasciato dentro i cuori  è infatti quella di un padre, di un uomo forte, profondo, devoto,  socievole, ottimista, capace di competere con intellettuali di ogni rango e, soprattutto, capace di ascoltare.

Mons. Savio sapeva conciliare gli impegni nell'ecumenismo e nella traduzione della Scrittura con la sua straordinaria passione per i giovani, per i poveri, per la pace.  In una lettera indirizzata a Mons. Paolo Romeo Nunzio Apostolico in Italia, Vincenzo Savio scriveva: "Probabilmente  il Signore ha voluto che io esercitassi il mio ministero dando non solo la testimonianza di una efficienza umana, quanto di coraggio che viene dalla fede e dalla speranza in Dio. Probabilmente  -continuava- Dio ha voluto che manifestassi l’amore che ho sempre avuto per il Signore attraverso la testimonianza di un abbandono ai suoi disegni di salvezza.

In fondo -si chiedeva- non è forse il Cristo sulla Croce inerme che ha risvegliato la fede del centurione?”

Nel modo con cui ha guardato in faccia la malattia, nella sofferenza non nascosta, vi è una testimonianza di fede che ha lasciato il segno nelle comunità che ha incontrato durante l’arco del suo Ministero Episcopale. La malattia volle costringere un Vescovo così efficiente e preparato a guidare la sua Chiesa dal letto del dolore... fino all' ultimo giorno quando confidando  alla sorella disse: "Ho tante cose da fare... le farò da un'altra parte". Ha tracciato un solco da seguire per molta gente. Un salesiano  vulcanico svuotato da un male incurabile in pochi mesi. Il male non l’aveva domato ma reso più contagioso di prima nell’entusiasmo della sua fede. Era fermato  per strada da gente sconosciuta: “Sono malato anch’io mi dica come fa Lei a sperare”. Fino alla fine non ha mai lasciato  sola la sua comunità. Pastore “debole” nel corpo, ma “forte” di una fede che non vacilla e non delude. Nel suo brevissimo testamento spirituale vergato sei giorni prima di morire così si presentava il Vescovo Vincenzo: ”Se dovessi solo abbozzare un testamento spirituale -scriveva- la mia confessione di lode e di richiesta di perdono non finirebbe e, soprattutto, mi lascerebbe insoddisfatto. Ad ogni buon conto, la cosa più importante è dire a tutti che io sono senza misura contento di Dio Una meraviglia! Una sorpresa continua tale da poter dire, con convinzione che in ogni istante la Sua misura era piena e pigiata”. E ancora scrive: “Avrei potuto salutare la vita terrena in ogni istante sentendomi ‘riempito’ di gratuità e di stupore. Credo, anzi sono certissimo, che Lui ha molte cose da far quadrare in me e non di poco conto. Kyrie Eleison! Tra le persone la fraternità, le collaborazioni e tutte le amicizie

Una gratuità impensabile. Come faccio ad elencarle?”  e conclude con disarmante candore: “Non mi sono risparmiato nel dire alle persone che volevo bene intensamente”.

Queste parole accolte nella vita di un Vescovo e testimoniate fino alla fine. Chi ha avuto il privilegio di incontrarlo  nei giorni prima dell'agonia, ha contemplato un uomo completamente trasfigurato. Per avvicinarsi a lui  ed ascoltarlo bisognava inginocchiarsi. Ricorda uno dei suoi sacerdoti: "Mi sono trovato nella stessa posizione del giorno della mia ordinazione sacerdotale. Ma stavolta non c'era un Vescovo bardato che mi faceva promettere filiale rispetto. C'era un uomo che mi ripeteva tra le fitte del dolore ‘Ti voglio un'infinità di bene... dì alla tua gente che li amo e li ringrazio".

 Vincenzo Savio con la sua testimonianza di fede e di vita ha scavato “solchi profondi” nel cuore di tanta tanta gente. Solchi resi ancora più profondi dalla lunga malattia  e dagli ultimi giorni di agonia. ”Solchi” che hanno percorso il cuore di tante persone appartenenti ad età e condizioni diverse. Forte era la sua capacità di incontrare e di dialogare. Con la sua apertura era riuscito ad arrivare al cuore delle persone, la sua libertà gli aveva consentito di parlare con franchezza con tutti. La sua passione per l’uomo, il suo impegno, ed il suo amore per la Chiesa, il suo giocarsi in prima persona sempre con semplicità ed umiltà lo hanno reso  un testimone profetico dell’ amore di Dio. Sono una testimonianza di questo i tanti messaggi di addio scritti dai suoi giovani:

 “Ti abbiamo amato e considerato un Padre nella Fede, un Capocordata…  Ciao Vescovo dei giovani, ti amiamo”.

 

Abbiamo sempre creduto con coraggio nelle sue parole e nelle continue provocazioni che ci lasciava quando con forza amava ripetere: ”Non temete di sognare in grande, non abbiate paura di osare,andate sempre oltre, sognate”.

Vincenzo Savio era un uomo che amava sognare. Amava ripetere di “avere solamente paura di coloro che volessero bloccare i suoi sogni”. Si riscopriva così la sua personale dimensione, il suo spirito salesiano che non aveva mai dimenticato e tralasciato il sognare di don Bosco, al quale la sua vita era profondamente legata. C’era sempre in lui il giovane spirito salesiano che con forza e con passione non aveva mai smesso di sognare nella piena atmosfera conciliare accogliendone con entusiasmo e prudenza i fermenti ed i frutti.

Ha aperto il cuore di tanti giovani che ha incontrato ed è riuscito a guardare con gli occhi della fede e con gli occhi di Dio una realtà perlopiù sconosciuta ai nostri occhi. Vide sempre e con occhi nuovi quello che noi non vedevamo più per forza di inerzia o di abitudine, o per scoraggiamento che rende miopi per difetto di autostima.

Tanti gli incontri indimenticabili,  le collaborazioni, i ricordi vivi, le parole custodite gelosamente nel profondo del cuore di ognuno.

Resterà un ricordo inciso in profondità nella memoria del cuore. In lui si potevano ammirare lo splendore delle virtù umane e sacerdotali: il calore umano che si fa prossimo a tutti nella stima e nell’ attenzione a ciascuno; l’annuncio fedele e convincente della parola di Dio, la sua spiritualità forte e ricca capace di sostenere e di ispirare le missioni ad ampio raggio; l’equilibrio di giudizio che comunicava pace ed infondeva senso di fede del disegno di Dio sulle vicende umane.

La vita di Mons. Vincenzo Savio, sarà per molti uno stimolo al cammino cristiano nella Chiesa, una spinta ad andare sulla strada per incontrare gli uomini, una luce di speranza e un invito alla gioia del cuore.

Restano le sementi preziose da lui piantate, con l'audacia dei profeti, con il discernimento dei Santi Padri con il cuore grande degli uomini sia verso il mondo come verso il futuro.


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